Botteghe oscure. Brisbane.
mercoledì 23 maggio 2007
giovedì 10 maggio 2007
Resoconto on the road. Parte seconda.
Come dicevo precedentemente, arrivammo a Nimbin, anche se ci eravamo stati solo qualche giorno prima, perche' quel fine di settimana ci sarebbe stato il Mardi Grass festival, e non si poteva mancare.
Inoltre si trovava sulla strada per raggiungere Byron BAy, nostra prossima destinazione e decidemmo quindi di fermarci.

Una tranquilla Nimbin
Arrivammo, ma non riuscimmo a trovare posto per dormire e decidemmo quindi di trascorrere la notte in macchina.
Nel frattempo il paese non era piu' lo stesso paesino tranquillo di qualche giorno prima, dacche' milioni fra turisti, curiosi, sballoni ecc ecc...si stavano riversando per l'unica via cittadina, stravolgendo completamente la quiete che caratterizza questo posto.
Alquanto saturi di tanto bordello e bailamme, e provati dall'esperienza mele di qualche tempo prima, decidemmo di cercare un po' di quiete al di fuori dei confini cittadini e giungemmo cosi nei pressi di un ruscello.
A quel punto apparvero loro.
Immobili.
Seduti in terra su un masso ad un metro dal sottostante stagno,
vi vedevo,
invece del loro riflesso,
un pezzo d'infinito.
I loro tratti erano sicuramente orientali, capelli lunghi, nero corvino e lisci, barbette incolte. Andavano scalzi, qualcuno a petto nudo, qualcun altro indossava semplicemente un gilet in canapa, ma soprattutto non proferivano parola.
Si immergevano nell'acqua senza che questa si increspasse; non un cerchio concentrico, non una piccola onda.
Fin da subito capii che gli uomini della palude conoscevano qualche ambito segreto e desiderai con straordinario ardore di diventare uno di loro.
Avevo capito fin da subito, dalla loro spropositata compostezza e dalla loro statica dimensione, che i loro piu' grandi nemici erano i ragazzi della compagnia delle indie, con tutto il loro vigore, la loro sfacciatezza, il loro essere troppo pieni di se.
E a me quelli della compagnia delle indie erano sempre stati sulle palle,semplicemente perche' si divertivano troppo e non mi sembrava possibile.
Osservai gli uomini della palude per un tempo senza fine, ma non mi avvicinai direttamente quel giorno.
Sarebbe stato prematuro pensai, e cosi rinviai al giorno seguente.

Un abitante di Nimbin
Tornammo ordunque alla citta', e il festival cominciava a prender vita; centinaia di zombies, cosi mi parvero, occupavano tutte le strade.
Erano ovunque, chiaramente confusi, senza cervello.
Il prodotto locale aveva avuto ragione di loro.
Io, illuminato di luce nuova dopo quello straordinario incontro, decisi che era il momento di andare a prepararsi per l'indomani e quindi tornammo alla macchina.
Macchina che sfortunatamente avevamo parcheggiato lungo l'unica strada che dalla citta' portava a ostelli e campeggi situati immediatamente fuori, e quindi il via vai di zombies fu continuo per tutta la notte.
La notte passo', ma non riuscimmo a chiudere occhio.
Nonostante cio', mi sentivo pronto per unirmi agli uomini della palude e ci dirigemmo quindi nuovamente al ruscello.
Ci restammo per un tempo infinito, ma gli uomini della palude non apparvero.
Sconsolato, venni portato via da Andreanord e decidemmo di lasciare quel posto.
Perche' non mi avevano voluto con loro?
Dove avevo mancato?
Queste ed altre domande continuavano a balenare nella mia mente, senza lasciare spiragli di luce alla tanto sospirata serenita'.

In quel posto cielo e terra si incontrarono
Giungemmo cosi a Byron Bay, il punto piu' a est di tutta l'Australia e li ripresi un po' di forze.
Il posto era di uno splendore unico, soprattutto nei pressi del faro, dove dormimmo la prima notte perche' in citta' non si trovava neanche un letto.
Ma il risveglio sul pacifico alle prime luci dell'alba, mi fece completamente scordare la stanchezza dovuta alle 2 nottate in macchina, e decisi cosi di scendere a fare un bel bagno di luce sulla spiaggia.
Poi trovammo finalmente un letto e ci stabilimmo in citta' per un paio di giorni, ma continuavamo a tornare sempre in quella meraviglia di posto, su quella lingua di spiaggia sotto il faro, giusto di fronte ad un antico drago dormiente.

Nessie, drago dormiente, si riposa sullo sfondo
Byron Bay, che deve il nome al nonno di quel cattivaccio di lord Byron, e' davvero un posto prezioso.
Questo pensai.
Ma nonostante tutto questo, non avevo ancora trovato una via di fuga a quelle mille domande che da qualche giorno occupavano la mia testa, e che non mi davano riposo.
Perche' non mi avevano voluto?
Perche'?

Byron Bay sotto il faro
Decidemmo quindi di spostarci verso nord, e giungemmo nei pressi di Surfers Paradise, una enorme gettata di cemento lungo una bella e rettilinea costa.
Dicono sia la citta' meno tipica d'Australia, patria del consumismo oz, luogo di perdizione per migliaia e migliaia di studenti durante le vacanze estive.
Un incrocio fra Miami, Las Vegas e Rimini.
Noi ci trovammo Giredue, ma questa e' un'altra storia.

Surfers Paradise
Nonostante un sole allucinante ed una temperatura che era sicuramente sopra i trenta, io girovagavo senza senso qua e la per la citta'.
Avevo perso la speranza, niente aveva piu' senso.
Quel rifiuto era stato per me una coltellata alle spalle.
Ero piombato in un vortice che mi trascinava verso il basso e da cui non sarei piu' riemerso.
Ed invece, quando tutto sembrava perduto, l'eco di una musica lontana mi riporto' per un attimo a galla, e alzando gli occhi al cielo, lo vidi scendere dall'alto.
Cori angelici accompagnavano la sua voce profonda, ferma, e un paradiso di ragazze in costumi dorati lo circondavano.
Sentii pulsare dentro di me linfa vitale, una rinnovata forza energetica, soprattutto a livello spirituale.
Mi dimenticai degli uomini della palude e del loro rifiuto, io non ero fatto per stare con loro, non cosi tanto.
Lui era tornato per darmi la buona novella, per riportarmi sulla retta via, per sconfiggere effimere e precarie tentazioni.

La luce arrivò dall'alto, anche se solo di un piano.
Il mio umore cambio' di repente, e cosi anche il futuro che se prima sembrava un tunnel intinto nel buio piu' profondo, aveva adesso una incredibile ed inesauribile fonte di illuminazione, e io mi immersi completamente in questa.
Ritrovai antico vigore, un salto nel passato, un ritorno a casa, nuovamente sulla retta via.
L'indomani,
marciammo verso nord.
See ya
Inoltre si trovava sulla strada per raggiungere Byron BAy, nostra prossima destinazione e decidemmo quindi di fermarci.
Una tranquilla Nimbin
Arrivammo, ma non riuscimmo a trovare posto per dormire e decidemmo quindi di trascorrere la notte in macchina.
Nel frattempo il paese non era piu' lo stesso paesino tranquillo di qualche giorno prima, dacche' milioni fra turisti, curiosi, sballoni ecc ecc...si stavano riversando per l'unica via cittadina, stravolgendo completamente la quiete che caratterizza questo posto.
Alquanto saturi di tanto bordello e bailamme, e provati dall'esperienza mele di qualche tempo prima, decidemmo di cercare un po' di quiete al di fuori dei confini cittadini e giungemmo cosi nei pressi di un ruscello.
A quel punto apparvero loro.
Immobili.
Seduti in terra su un masso ad un metro dal sottostante stagno,
vi vedevo,
invece del loro riflesso,
un pezzo d'infinito.
I loro tratti erano sicuramente orientali, capelli lunghi, nero corvino e lisci, barbette incolte. Andavano scalzi, qualcuno a petto nudo, qualcun altro indossava semplicemente un gilet in canapa, ma soprattutto non proferivano parola.
Si immergevano nell'acqua senza che questa si increspasse; non un cerchio concentrico, non una piccola onda.
Fin da subito capii che gli uomini della palude conoscevano qualche ambito segreto e desiderai con straordinario ardore di diventare uno di loro.
Avevo capito fin da subito, dalla loro spropositata compostezza e dalla loro statica dimensione, che i loro piu' grandi nemici erano i ragazzi della compagnia delle indie, con tutto il loro vigore, la loro sfacciatezza, il loro essere troppo pieni di se.
E a me quelli della compagnia delle indie erano sempre stati sulle palle,semplicemente perche' si divertivano troppo e non mi sembrava possibile.
Osservai gli uomini della palude per un tempo senza fine, ma non mi avvicinai direttamente quel giorno.
Sarebbe stato prematuro pensai, e cosi rinviai al giorno seguente.
Un abitante di Nimbin
Tornammo ordunque alla citta', e il festival cominciava a prender vita; centinaia di zombies, cosi mi parvero, occupavano tutte le strade.
Erano ovunque, chiaramente confusi, senza cervello.
Il prodotto locale aveva avuto ragione di loro.
Io, illuminato di luce nuova dopo quello straordinario incontro, decisi che era il momento di andare a prepararsi per l'indomani e quindi tornammo alla macchina.
Macchina che sfortunatamente avevamo parcheggiato lungo l'unica strada che dalla citta' portava a ostelli e campeggi situati immediatamente fuori, e quindi il via vai di zombies fu continuo per tutta la notte.
La notte passo', ma non riuscimmo a chiudere occhio.
Nonostante cio', mi sentivo pronto per unirmi agli uomini della palude e ci dirigemmo quindi nuovamente al ruscello.
Ci restammo per un tempo infinito, ma gli uomini della palude non apparvero.
Sconsolato, venni portato via da Andreanord e decidemmo di lasciare quel posto.
Perche' non mi avevano voluto con loro?
Dove avevo mancato?
Queste ed altre domande continuavano a balenare nella mia mente, senza lasciare spiragli di luce alla tanto sospirata serenita'.
In quel posto cielo e terra si incontrarono
Giungemmo cosi a Byron Bay, il punto piu' a est di tutta l'Australia e li ripresi un po' di forze.
Il posto era di uno splendore unico, soprattutto nei pressi del faro, dove dormimmo la prima notte perche' in citta' non si trovava neanche un letto.
Ma il risveglio sul pacifico alle prime luci dell'alba, mi fece completamente scordare la stanchezza dovuta alle 2 nottate in macchina, e decisi cosi di scendere a fare un bel bagno di luce sulla spiaggia.
Poi trovammo finalmente un letto e ci stabilimmo in citta' per un paio di giorni, ma continuavamo a tornare sempre in quella meraviglia di posto, su quella lingua di spiaggia sotto il faro, giusto di fronte ad un antico drago dormiente.
Nessie, drago dormiente, si riposa sullo sfondo
Byron Bay, che deve il nome al nonno di quel cattivaccio di lord Byron, e' davvero un posto prezioso.
Questo pensai.
Ma nonostante tutto questo, non avevo ancora trovato una via di fuga a quelle mille domande che da qualche giorno occupavano la mia testa, e che non mi davano riposo.
Perche' non mi avevano voluto?
Perche'?
Byron Bay sotto il faro
Decidemmo quindi di spostarci verso nord, e giungemmo nei pressi di Surfers Paradise, una enorme gettata di cemento lungo una bella e rettilinea costa.
Dicono sia la citta' meno tipica d'Australia, patria del consumismo oz, luogo di perdizione per migliaia e migliaia di studenti durante le vacanze estive.
Un incrocio fra Miami, Las Vegas e Rimini.
Noi ci trovammo Giredue, ma questa e' un'altra storia.
Surfers Paradise
Nonostante un sole allucinante ed una temperatura che era sicuramente sopra i trenta, io girovagavo senza senso qua e la per la citta'.
Avevo perso la speranza, niente aveva piu' senso.
Quel rifiuto era stato per me una coltellata alle spalle.
Ero piombato in un vortice che mi trascinava verso il basso e da cui non sarei piu' riemerso.
Ed invece, quando tutto sembrava perduto, l'eco di una musica lontana mi riporto' per un attimo a galla, e alzando gli occhi al cielo, lo vidi scendere dall'alto.
Cori angelici accompagnavano la sua voce profonda, ferma, e un paradiso di ragazze in costumi dorati lo circondavano.
Sentii pulsare dentro di me linfa vitale, una rinnovata forza energetica, soprattutto a livello spirituale.
Mi dimenticai degli uomini della palude e del loro rifiuto, io non ero fatto per stare con loro, non cosi tanto.
Lui era tornato per darmi la buona novella, per riportarmi sulla retta via, per sconfiggere effimere e precarie tentazioni.
La luce arrivò dall'alto, anche se solo di un piano.
Il mio umore cambio' di repente, e cosi anche il futuro che se prima sembrava un tunnel intinto nel buio piu' profondo, aveva adesso una incredibile ed inesauribile fonte di illuminazione, e io mi immersi completamente in questa.
Ritrovai antico vigore, un salto nel passato, un ritorno a casa, nuovamente sulla retta via.
L'indomani,
marciammo verso nord.
See ya
mercoledì 9 maggio 2007
Resoconto on the road. Prima parte.
Australia remota.
IL VIAGGIO
Siam partiti, io ANdreanord e Susie lee un sabato mattina, neanche troppo presto.
Un forte abbraccio ai cugini, le solite raccomandazioni, l'arrivederci al natale e via, Susie Lee sfrecciava verso nord.
Entusiasmo e eccitazione a livelli straordinari, non che occorra dirlo, ma quello che mi sarebbe accaduto da qui in avanti mi stampava sul viso un sorriso che davvero non saprei come descrivere e che lascio quindi a vostra libera interpretazione.
Seguendo quanto riportato dalla bibbia del viaggiatore indipendente e disorganizzato, ci siamo fermati in un paio di posti che a dir la verita' non meritano neanche menzione, tanto poco e' stato quello che avevano da offrire che la nostra voglia di raggiungere una meta finalmente degna di nota si e' impennata all'improvviso portandoci a oltre 1000 km da Sydney.
Strada facendo il panorama cambiava, la civilta' scemava cosi come le abitazioni che si facevano sempre piu' rade, e distese infinite di praterie e boschi ci si spalancavano davanti.
UN cielo sconfinato ed un sole davvero potente a sugellare quella meraviglia di paesaggio e il piacere della scoperta che dentro di me si nutriva finalmente di luce nuova.
Grandioso, ma d'altronde qui e' davvero tutto grandioso, dai gamberi alle banane e via dicendo.

IL VIAGGIO
Siam partiti, io ANdreanord e Susie lee un sabato mattina, neanche troppo presto.
Un forte abbraccio ai cugini, le solite raccomandazioni, l'arrivederci al natale e via, Susie Lee sfrecciava verso nord.
Entusiasmo e eccitazione a livelli straordinari, non che occorra dirlo, ma quello che mi sarebbe accaduto da qui in avanti mi stampava sul viso un sorriso che davvero non saprei come descrivere e che lascio quindi a vostra libera interpretazione.
Seguendo quanto riportato dalla bibbia del viaggiatore indipendente e disorganizzato, ci siamo fermati in un paio di posti che a dir la verita' non meritano neanche menzione, tanto poco e' stato quello che avevano da offrire che la nostra voglia di raggiungere una meta finalmente degna di nota si e' impennata all'improvviso portandoci a oltre 1000 km da Sydney.
Strada facendo il panorama cambiava, la civilta' scemava cosi come le abitazioni che si facevano sempre piu' rade, e distese infinite di praterie e boschi ci si spalancavano davanti.
UN cielo sconfinato ed un sole davvero potente a sugellare quella meraviglia di paesaggio e il piacere della scoperta che dentro di me si nutriva finalmente di luce nuova.
Grandioso, ma d'altronde qui e' davvero tutto grandioso, dai gamberi alle banane e via dicendo.
On the road
Siamo arrivati dapprima a Nimbin, piccolo villaggio fatato abitato e "gestito" da hippies che vi ci son stabiliti una quarantina d'anni fa, un po come capito' a Christiania, Copenaghen, tre decenni orsono.
Ma al contrario della collega danese, Nimbin vive ancora e gode di ottima salute e giusto in quei gironi ci sarebbe stato il Nimbin mardi grass, ossia 3 giorni all'insegna del Peace and Love, che chi piu' ne ha piu' ne metta.
Attorno solo campi e colline, e visto che ci abitano solo hippies, potete benissimo immaginare di cosa si parli quando si parla di agricoltura locale.
Ma vi raccontero' piu' avanti.
Dopo una notte trascorsa a Nimbin, decidiamo di chiamare il numero che ci fornisce info su dove trovar lavoro nelle farms(fattorie).
Ci indicano Stanthorpe, 200 km nell'entroterra e li ci dirigiamo.
Per arrivarci 100 km in mezzo al bosco, pochissime macchine e niente di niente se non bosco e bosco.
Arriviamo a Stanthorpe, siamo a 900 metri sul mare e il clima e' cambiato.
Inizia a fare freddo, soprattutto quando il sole va morendo.
Ma gia' dall'indomani si inizia a lavorare e la cosa ci conforta.
Pensiamo di star li almeno 2 settimane, io esagero e dico un mese, si tiran su 4 soldi e poi si parte a farsi qualche bel tour qua e la. D'altronde per farsi un anno a zonzo occorre cash, e la nostra idea e' proprio quella:si lavoran 2 settimane, 1 mese in un posto, e poi due settimane 1 mese di vacanza e esplorazione.
Il tutto spostandosi continuamente attraverso il continente.
L'idea originale era quella, e noi che dopo solo tre giorni avevamo gia' lavoro eravamo davvero ottimisti.
Ma una volta ricevute le indicazioni per raggingere il posto l'indomani, mi e' bastato leggere il nome della compagnia per capire che qualcosa sarebbe andato storto:
Rizzato & sons.
La mala mela
Il giorno dopo ci presentiamo a Mr.Rizzato, i cui genitori emigraron da treviso, e dopo aver ostentato estrema sicurezza nell'assicurargli almeno 1 mese di permanenza, ci muoviamo alla volta del nostro settore, il blocco ML.
Arriviamo, ci danno un cazzo di grembiule con tascone davanti da far schiattar d'invidia un canguro, ci assegnano un trattore,un poderoso Hudson del '43 e in fila indiana dietro al boss, una donna australiana tutta d'un pezzo convinta di esser lei quella che porta i pantaloni in casa, raggiungiamo i tanto sospirati filari.
2 minuti di spiegazione, 2 scale pesantissime in ferro e 3 cassoni enormi da riempire prima di tornare col trattore al punto di smistamento dove avremmo dovuto lasciare le casse piene e tornare con quelle vuote.
Sull'Hudson del 43 andando verso il blocco ML.
Le prime 3 4 ore mi trovano entusiasta.
C'e' un sole bellissimo, siamo in mezzo a miliardi di meli e mi divertivo tantissimo a far capolino dal mio filare con la scale, per vedere 5-10 -20 filari piu' in la' la testa di qualcuno che aveva avuto la mia stessa ispirazione.
Cazzo pensai, in mezzo alla natura, ti abbronzi pure e prendi anche un bel po di soldi.
Poi venne il boss a controllarci un paio di volte, facendoci perdere 20-30 minuti ogni volta.
Ci rimprovero' per il lavoro fatto fino a quel punto, ma eravamo nuovi del mestiere e ci salutammo ogni volta con una battuta ed un sorriso.
Mano a mano che le ore passavano ci si iniziava a render conto di quanto fossero grandi le casse da riempire e si iniziava a sentir anche la stanchezza dovuta agli innumerevoli spostamenti di quelle cazzo di scale di ferro del cazzo che pesavano davvero assai.
Il primo giorno, togliendo tasse e la quota del trial period portammo a casa 40 dollari netti a testa.
Ma e' solo il primo giorno, un po alla volta si prendera' mano e allora saremo ricompensati ampiamente.
Questo mi dicevo e dicevo al mio compagno di viaggio Andrea che invece ne aveva gia' le palle piene e meditava di spostarsi quanto prima.
Un giulivo Andreanord il primo giorno
Ma io no.
Io sarei rimasto.
Questo gli dissi, poi l'avrei raggiunto.
Tornammo al caravan park dove avevamo affittato una stanza fra le tante che componevano una specie di prefabbricato e che erano occupate da almeno una ventina di altri ragazzi nella nostra stessa situazione.
Grigiore, freddo, uno squallore come ce ne sono poche , senza cucina e con la luce del bagno a intermittenza.
Ma soprattutto non un sorriso ne una risata, l'atmosfera li dentro era veramente cupa.
Poi la stanchezza prese il sopravvento e alle 8 dormivamo di gia'.
L'indomani partiamo di nuovo, ma ci fanno aspettare due ore prima di iniziare perche' le mele non sono ancora a temperatura ideale, e quindi ci tocca star li ad aspettare 2 ore senza far niente. Poi finalmente iniziamo, ma puntualmente arriva il boss a faci perder un bel po' di tempo, e noi che lavoriamo a cassa enon ad orario siamo alquanto perplessi di quanto sta succedendo. Soprattutto io, vado bruscamente perdendotutto l'entusiasmo iniziale.
Ma quel giorno tiriamo su almeno il doppio e finalmente vedo una ragazza sorridere e per questo la ringrazio.
Il primo sorriso in 2 giorni.
Poi, a lavoro finito, decidiamo di farci un giro in citta' a veder com'e ' e scopriamo tutto quel che c'e': un mcdonald, un woolworths, ed un pub.
Niente di piu'.
Torniamo a casa nello sconforto.
Il mese che avevo programmato di passar qua si era drasticamente ridotto a due settimane prima e ad una poi, nel pomeriggio. Li ci promisimo che ce ne saremmo andati il venerdi sera, due giorni dopo, visto che avevamo pagato tutta la settimana per la stanza e ci avevamo passato solo una notte fino a quel momento.
Il terzo giorno stessa storia, ci fanno aspettare 2 ore per niente, poi arriva ancora la cazzo di boss a bacchettarci e a farci perder prezioso tempo, fatto sta che ne avevamo le palle piene e abbiamo mandato tutto a fanculo e ci siam seduti fra i filari a gustarci il panorama e ad aspettare le 4 per potercene andare.
E cosi e' stato.
Ancora una notte nel campo di concentramento dove eravamo finiti e l'indomani siam ripartiti destinazione Nimbin, dove si sarebbe svolto il Mardi grass , e dove feci un incontro che probabilmente avrebbe cambiato la mia vita.
Fu li infatti, nel tepore di un assolato pomeriggio che li vidi, io risalivo il fiume e loro invece sembrava fossero li da sempre, calmi placidi tranquilli.
(to be continued....)
venerdì 27 aprile 2007
On the run
Sono ufficialmente in viaggio.
Rientro a Sydney previsto fra 8 mesi.
Hasta la vista brothers.
Rientro a Sydney previsto fra 8 mesi.
Hasta la vista brothers.
La mia prima volta con Susie Lee
Era il mio primo giorno da disoccupato.
Un lunedi pomeriggio,
presto,
neanche le due.
Gia' da qualche ora me ne stavo tranquillo e solitario al black goose pub, occupavo lo stesso posto, seduto su uno sgabello, gomiti poggiati sul bancone.
Una buona pinta, a scaldare l'animo, davanti.
Avevo deciso la mattina stessa,
al risveglio,
che quel giorno mi sarei dovuto fare una pinta per ogni giorno in cui avevo lavorato.
Quel giorno stavo lavorando parecchio, si puo' dire che stavo gia' facendo degli straordinari, perche' nell'arco di poche ore avevo gia' ovviato ad una decina di giorni.
Me ne mancavano ancora 3 mezze dozzine.
Mica da riderci su, se non in condizioni come le mie a quel punto.
E nel frattempo pensavo a tutto, e sicuramente anche a piu' di tutto questo. E cosi, pensiero su pensiero, ascoltai me stesso e decisi che oltre ad una sana bevuta, mi meritavo qualcosa in piu'.
Mi ci voleva un premio.
CRisto, mi dissi, non si puo' mica sempre lavorare e bere.
ERo arrivato qui con sogni di gloria, avrei sbarcato il lunario, questo pensavo.
Mi ero ritrovato invece a far il cameriere in un pub qui all'angolo e a giocare quello che guadagnavo ai cavalli.
La solita vecchia storia di una vita che non vale un cazzo.
La risposta non tardo' a farsi attendere.
NAcque impetuosa, spontanea, piena di vita.
CAzzo, era da quasi due mesi che non andavo con una.
Quale occasione migliore per bagnare l'evento?
Cosa poteva fermarmi a quel punto?
Nessuno da ascoltare, nessuno a cui dover render conto.
Libero, avrei fatto di testa mia; come si dice nella casa delle liberta', facciamo un po' come cazzo ci pare.
Mi alzai di scatto.
SApevo dove trovarla.
Lasciai il mio bicchiere ormai vuoto sul banco, dirigendomi , precariamente in equilibrio, verso l' uscita da cui faceva capolino un timido sole.
Mi diressi verso Kings Cross.
Fu L'Ali3no a parlarmene un giorno, mi disse che spesso ci andava anche lui.
E che se avessi guardato nei sottoscala, ci avrei sicuramente trovato anche il vecchio Petey il civetta.
Arrivai al distretto, cominciavo a vederne diverse.
Le osservavo, ma di sfuggita , una ad una.
Fino a che non vidi lei.
Non so cosa mi colpi' in particolare, ma ne fui da subito attratto.
Mi ci fermai davanti, la studiai qualche momento.
Poi , alle mie spalle, spunto' un tizio.
Mi disse che per lei avrei dovuto parlare con Big Dick, dentro, in quella accozzaglia di lamiere che chiamavano ufficio.
Entrai e trovai quel porco grassone di Big dick impegnato ad affondar le fauci in un Hotdog straripante di salse che gli gocciolavano sulla camicia.
ERa disgustoso.
"SAlve", dissi.
"Son qui per lei", e indicai la mia preferita attraverso uno spiraglio nella finestra.
"Ah", rispose lui, "ti piace MAgdalene uh?".
" E per quanto la vorresti, qualche ora, un giorno, una settimana?".
Parlava con la bocca mezza piena il grassone del cazzo; la mia visita lo aveva distolto dal suo ripugnante spuntino.
Gli occhi iniziarono a brillargli.
"La voglio per tutto il tempo che mi serve, non voglio limiti con lei. Voglio sapere quanto vuoi."
Il porco di Big Dick, deglutendo l'ultimo boccone, e asciugandosi le dita unte sui pantaloni, mi disse che me l'avrebbe data, e ci avrei potuto fare tutto quello che volevo, per 2600 dollari.
LA bimba era giovane, ma aveva esperienza da vendere in rapporto all'eta'.
Sapeva il fatto suo.
La cifra non mi sembro' esagerata.
Trattammo un po', feci la mia offerta.
Mi disse di no.
Allora, feci per andarmene, aprii la porta pronto a chiudermela definitivamente alle spalle, ma prima che questo accadesse, udii la voce di GRan CAzzo(traduzione letterale di BIg Dick) che voleva la mia attenzione.
L'avrei avuta per 2400.
CAsh subito.
E la cosa finiva li.
Io avevo offerto di meno, ma in quell istante gli occhi mi si posarono ancora una volta su di lei, fuori dalla finestra, mi sorrise, sembrava che stesse aspettando me da chissa' quanto tempo.
E poi, non mi sembrava felice qui.
L'avrei avuta, questo mi dissi.
Cosi mi girai verso il porco, e gli dissi ok.
Tirai fuori i soldi, glieli contai davanti e glieli adagiai sul tavolo.
GRan Cazzo, eccitato alla vista dei verdoni, inizio' a rigirarsi le mani.
"Sei un figlio di puttana" gli dissi senza che questi distogliesse lo sguardo da quella conta che lo teneva cosi impegnato.
"Perche' credi che faccia questo lavoro, perche' mi piace?
O pensi\che ci abbia studiato per arrivarci?
Levati dalle palle e portati via la gallinella, ragazzo."mi rispose, con lo sguardo incollato ai verdoni che si passava da mano a mano.
Mi lasciai alle spalle la porta, sbattuta violentemente.
Mi diressi verso di lei, Magdalene , l'aveva chiamata, ma per me fin da subito fu Susie Lee.
Non le dissi niente, e lei fece lo stesso.
Pensai che un drink forse sarebbe servito a rompere un po' il ghiaccio.
Susie Lee beveva che era un piacere, ad un drink ne fece seguito un altro e un altro ancora.
La cosa ando' avanti per qualche ora ma ne uscimmo sicuramente piu' in confidenza.
La portai a casa quella sera stessa.
Cominciammo ad amoreggiare, ormai eravamo praticamente intimi.
DEntro ci stavo molto bene, mi sembro' comoda fin dal primo istante.
Nessuna strana posizione, io sopra lei sotto.
Dopo un po' mi ci addormentai dentro.
E quando mi svegliai, al mattino, eravamo ancora nella stessa posizione.
Ne ero di gia' perdutamente innamorato.
Accanto a lei tutto mi sembrava diverso, non pensavo piu' all'anonima vita da perdente che avevo fatto fino a quel momento, il futuro sembrava brillare di una luce nuova.
Presto l'avrei portata via da quell'inferno, si meritava di piu'.
E con lei me ne sarei finalmente andato anch'io.
Non so cosa ci avrebbe riservato il futuro, non so che direzione avremmo preso.
Ma niente poteva preoccuparmi.
ERo ringiovanito.
Ero felice e pieno di me.
Libero, leggero, sovrappensiero.
Di nuovo,
perdutamente,
innamorato.

The beautiful one and me.
Un lunedi pomeriggio,
presto,
neanche le due.
Gia' da qualche ora me ne stavo tranquillo e solitario al black goose pub, occupavo lo stesso posto, seduto su uno sgabello, gomiti poggiati sul bancone.
Una buona pinta, a scaldare l'animo, davanti.
Avevo deciso la mattina stessa,
al risveglio,
che quel giorno mi sarei dovuto fare una pinta per ogni giorno in cui avevo lavorato.
Quel giorno stavo lavorando parecchio, si puo' dire che stavo gia' facendo degli straordinari, perche' nell'arco di poche ore avevo gia' ovviato ad una decina di giorni.
Me ne mancavano ancora 3 mezze dozzine.
Mica da riderci su, se non in condizioni come le mie a quel punto.
E nel frattempo pensavo a tutto, e sicuramente anche a piu' di tutto questo. E cosi, pensiero su pensiero, ascoltai me stesso e decisi che oltre ad una sana bevuta, mi meritavo qualcosa in piu'.
Mi ci voleva un premio.
CRisto, mi dissi, non si puo' mica sempre lavorare e bere.
ERo arrivato qui con sogni di gloria, avrei sbarcato il lunario, questo pensavo.
Mi ero ritrovato invece a far il cameriere in un pub qui all'angolo e a giocare quello che guadagnavo ai cavalli.
La solita vecchia storia di una vita che non vale un cazzo.
La risposta non tardo' a farsi attendere.
NAcque impetuosa, spontanea, piena di vita.
CAzzo, era da quasi due mesi che non andavo con una.
Quale occasione migliore per bagnare l'evento?
Cosa poteva fermarmi a quel punto?
Nessuno da ascoltare, nessuno a cui dover render conto.
Libero, avrei fatto di testa mia; come si dice nella casa delle liberta', facciamo un po' come cazzo ci pare.
Mi alzai di scatto.
SApevo dove trovarla.
Lasciai il mio bicchiere ormai vuoto sul banco, dirigendomi , precariamente in equilibrio, verso l' uscita da cui faceva capolino un timido sole.
Mi diressi verso Kings Cross.
Fu L'Ali3no a parlarmene un giorno, mi disse che spesso ci andava anche lui.
E che se avessi guardato nei sottoscala, ci avrei sicuramente trovato anche il vecchio Petey il civetta.
Arrivai al distretto, cominciavo a vederne diverse.
Le osservavo, ma di sfuggita , una ad una.
Fino a che non vidi lei.
Non so cosa mi colpi' in particolare, ma ne fui da subito attratto.
Mi ci fermai davanti, la studiai qualche momento.
Poi , alle mie spalle, spunto' un tizio.
Mi disse che per lei avrei dovuto parlare con Big Dick, dentro, in quella accozzaglia di lamiere che chiamavano ufficio.
Entrai e trovai quel porco grassone di Big dick impegnato ad affondar le fauci in un Hotdog straripante di salse che gli gocciolavano sulla camicia.
ERa disgustoso.
"SAlve", dissi.
"Son qui per lei", e indicai la mia preferita attraverso uno spiraglio nella finestra.
"Ah", rispose lui, "ti piace MAgdalene uh?".
" E per quanto la vorresti, qualche ora, un giorno, una settimana?".
Parlava con la bocca mezza piena il grassone del cazzo; la mia visita lo aveva distolto dal suo ripugnante spuntino.
Gli occhi iniziarono a brillargli.
"La voglio per tutto il tempo che mi serve, non voglio limiti con lei. Voglio sapere quanto vuoi."
Il porco di Big Dick, deglutendo l'ultimo boccone, e asciugandosi le dita unte sui pantaloni, mi disse che me l'avrebbe data, e ci avrei potuto fare tutto quello che volevo, per 2600 dollari.
LA bimba era giovane, ma aveva esperienza da vendere in rapporto all'eta'.
Sapeva il fatto suo.
La cifra non mi sembro' esagerata.
Trattammo un po', feci la mia offerta.
Mi disse di no.
Allora, feci per andarmene, aprii la porta pronto a chiudermela definitivamente alle spalle, ma prima che questo accadesse, udii la voce di GRan CAzzo(traduzione letterale di BIg Dick) che voleva la mia attenzione.
L'avrei avuta per 2400.
CAsh subito.
E la cosa finiva li.
Io avevo offerto di meno, ma in quell istante gli occhi mi si posarono ancora una volta su di lei, fuori dalla finestra, mi sorrise, sembrava che stesse aspettando me da chissa' quanto tempo.
E poi, non mi sembrava felice qui.
L'avrei avuta, questo mi dissi.
Cosi mi girai verso il porco, e gli dissi ok.
Tirai fuori i soldi, glieli contai davanti e glieli adagiai sul tavolo.
GRan Cazzo, eccitato alla vista dei verdoni, inizio' a rigirarsi le mani.
"Sei un figlio di puttana" gli dissi senza che questi distogliesse lo sguardo da quella conta che lo teneva cosi impegnato.
"Perche' credi che faccia questo lavoro, perche' mi piace?
O pensi\che ci abbia studiato per arrivarci?
Levati dalle palle e portati via la gallinella, ragazzo."mi rispose, con lo sguardo incollato ai verdoni che si passava da mano a mano.
Mi lasciai alle spalle la porta, sbattuta violentemente.
Mi diressi verso di lei, Magdalene , l'aveva chiamata, ma per me fin da subito fu Susie Lee.
Non le dissi niente, e lei fece lo stesso.
Pensai che un drink forse sarebbe servito a rompere un po' il ghiaccio.
Susie Lee beveva che era un piacere, ad un drink ne fece seguito un altro e un altro ancora.
La cosa ando' avanti per qualche ora ma ne uscimmo sicuramente piu' in confidenza.
La portai a casa quella sera stessa.
Cominciammo ad amoreggiare, ormai eravamo praticamente intimi.
DEntro ci stavo molto bene, mi sembro' comoda fin dal primo istante.
Nessuna strana posizione, io sopra lei sotto.
Dopo un po' mi ci addormentai dentro.
E quando mi svegliai, al mattino, eravamo ancora nella stessa posizione.
Ne ero di gia' perdutamente innamorato.
Accanto a lei tutto mi sembrava diverso, non pensavo piu' all'anonima vita da perdente che avevo fatto fino a quel momento, il futuro sembrava brillare di una luce nuova.
Presto l'avrei portata via da quell'inferno, si meritava di piu'.
E con lei me ne sarei finalmente andato anch'io.
Non so cosa ci avrebbe riservato il futuro, non so che direzione avremmo preso.
Ma niente poteva preoccuparmi.
ERo ringiovanito.
Ero felice e pieno di me.
Libero, leggero, sovrappensiero.
Di nuovo,
perdutamente,
innamorato.
The beautiful one and me.
martedì 24 aprile 2007
Tutto in un week end
Ricordo lo stupore iniziale dei primi giorni qui, dettato soprattutto dalla novita' della casa. Ricordo di come non tenessi nascosta questa cosa e di come anzi ne rendessi partecipi i miei cugini.
Loro, Fab in particolare, divertito quanto me, mi raccontava di party memorabili che ci avevano tenuto, soprattutto in estate, tutti in costume, barbecue a pieno regime bagnato da fiumi, anzi piscine di alcool, entusiasmo alle stelle.
Ed io, mentre mi figuravo tutto questo, pensavo che certe cose le avevo viste solo alla tv. Fatto sta che se ne parlava gia' da qualche settimana, lo avevo capito, era nell'aria.
E cosi, sagaciamente, i miei cugini Fabrizio e Sabrina han ben pensato di spedire i genitori in un resort ad un centinaio di chilometri da Sydney per un 3 giorni/2 notti, e poter cosi assumere il controllo e il patronato della casa.
Logisticamente perfetti.
Sabato.
Rientro dal lavoro che non erano neanche le 2.
Trovo Fabrizio sul vialetto di casa che scarica scatoloni dalla macchina e li ammucchia vicino al garage.
Lo aiuto a sistemare bevande e cibarie varie, e alle 2 e 40 circa mi aziono sulla modalita' Drinkin' mode: cin cin, cheers, salute.
La giornata e' appena iniziata.

Modalita' drinkin' mode: IMBRIAG-OFF
Passo buona parte di quel pomeriggio a bordo piscina, la giornata e' calda e splendida, le birre che mi scolo lo sono ancor di piu'.
E' tardo pomeriggio quando comincia ad affluire un po' di gente.
Io sono in vantaggio di almeno una dozzina di lunghezze e diciamo che la cosa mi facilita l'approccio con le persone, donando estrema fluidita' al mio inglese.
Non ricordo di preciso che ora fosse, eravamo comunque gia' una trentina di persone, e all'improvviso un forte odore di bruciato e conseguente coltre di fumo si annunciano.
Il timer della piscina era in corto circuito, disattiviamo il sistema, ma ormai fra puzza di bruciato e nebbia il danno e' fatto.
La cosa sembra non destare minimamente preoccupazione.
D'altronde, non c'e' niente di meglio per un beone che avere un drink in mano e sapere che ce n'e' ancora in quantita' industriale per l'immediato avvenire.
E li di beoni ce n'erano tanti.
Il party procede che e' una meraviglia, continua ad arrivare gente, chi con casse di birra, chi con tre pesci enormi che non avevo mai visto prima e che vengono adagiati sul barbecue assieme a salsicce, spiedini, pezzi di pollo ecc ecc.
Ognuno porta qualcosa.
Il frigorifero esplode di alcool.

Modalita' Drinkin' mode: Imbriag-ON
Ci si alterna fra dentro e fuori, e all'improvviso, facendomi strada a tentoni nella coltre di fumo giungo al bancone del bar e mi faccio fare un White Russian.
Me lo trinco che e' una meraviglia.
Ed anzi, decido di farmene uno fatto da me.
E'un White Russian strepitoso, un bel bicchierone da mezzo litro.

Modalita' Drinkin mode: imbriag- STAND BY
Al che mi adagio su un divano, dove, sotto lo sguardo divertito di chi mi siede di fronte e le loro grasse risate, ciondolo la testa a destra e sinistra, avanti e indietro, sintomo di un inequivocabile stato di confusione.
All'improvviso, con una risata piu' grassa di tutte le loro messe assieme, scatto all'in piedi e prendo congedo.
Mi dirigo verso la mia stanza dove disattivo la modalita' drinkin mode.
Al mattino la sveglia mi riporta bruscamente alla realta'.
Giusto il tempo di prender coscienza che un fortissimo mal di testa non tarda nel farsi annunciare.
A stento mi porto in piedi, esco dalla stanza e percepisco fortissimo l'odore di bruciato.
Quello che vedo mi lancia nello sconforto che neanche il campo di battaglia alle Termopili dopo i tre giorni di combattimento. I
resti del Party erano ancora li, caldi, sembrava fumassero.

Modalita' drinkin mode: Imbria- GONE
Io fra l'altro ero in ritardo pazzesco.
Gia', perche' quel giorno lavoravo.
E la domenica e' sempre stato un giorno pazzesco al lavoro. Troppa gente.
Per strada mi metto a correre ed arrivo al lavoro che erano passati 5 minuti dalle 8.
Alle 8 e 20 ero gia' sulla via del ritorno verso casa.
Appena arrivato mi scuso per il ritardo e lo stupore m'assale quando mi rendo conto di come il tono della mia voce sia piu' basso, camuffato, greve, gutturale.
Decisamente insolito.
Intuisco dall'espressione di chi a me rivolge lo sguardo che non sono l'unico ad aver notato questa cosa.
Lo stupore si dipinge loro sul viso.
Cerco di far passare la cosa inosservata mettendomi subito al lavoro, ma non mi sento affatto bene.
Sento ancora fortissimo l'odore di bruciato, segno inequivocabile che ne sono completamente impregnato.
Devo grigliare il bacon, e la prima ondata di bacon in cottura che mi arriva al naso, mi smuove qualcosa dentro.
Meglio non attendere il secondo movimento tellurico intestinale, mi dico a bassa voce, le conseguenze potrebbero essere devastanti, per me, per il bacon che mi sta di fronte e per tutte le persone presenti in quel momento nel cafe'.
Adducendo "malessere fisico dovuto ad esagerata e prolungata inalazione di fumo dovuta a corto circuito del timer del pulitore della piscina di casa di mio cugino nel cuore della notte", chiedo di poter tornare a casa.
Ci torno pronto a lanciarmi sotto una doccia bollente e in un sonno rigenerante e ristoratore, ma varcata la soglia di casa intravedo mia cugina Sabrina ed un'amica con sacco dell'immondizia, guanti, scope e palette.
Sono Fottuto.
I cugini grandi, i loro genitori, torneranno di li a poco.
E c'e' parecchio lavoro da fare.
Ma io, che non mi sento affatto bene e sono per questo oggetto di scherno per i miei cugini, me la prendo assai comoda.
Una forchetta in piscina mi tiene impegnato per 25 minuti circa, ma alla fine riesco ad averne ragione grazie all'ausilio di una canna da pesca.
Geniale.
L'aspetto della casa , man mano che il tempo passa migliora decisamente e va di pari passo col come mi sento anch'io.
Finiamo(finiscono) di mettere a posto, che a parte un truce odor di bruciato sembra non sia successo niente.
Qualche pianta in giardino rotta qua e la, qualche macchia sui muri, tonnellate di bottiglie nei bidoni per il vetro.
Per il resto ok.
E cosi, quando finalmente mi immagino pronto per la doccia e per il sonno rigenerante, mia cugina, poggiando la cornetta del telefono mi dice: "Pomeriggio c'e' un barbecue da un mio amico, vuoi venire?".
Che domanda, le rispondo.
Al Barbecue a casa di un ragazzo libanese, mi piazzo su una comodissima poltrona in terrazza, vista mare, e inizio a scolarmi birrozza dopo birrozza.
Una volta di piu'.
Scrivo al manager del caffe' scusandomi per la mattinata e chiedendo quando dovevo andare la prossima volta.
Nelle ultime settimane avevo lavorato 6 giorni su 7,e quindi immaginavo di dover andare gia' il mattino successivo.
Come sempre da tre settimane a questa parte.
Mi risponde che aveva capito che stavo male dagli occhi e dal tono della voce e che non avra' bisogno di me se non per i fine settimane, le cose nel caffe' cominciano ad andar bene ed il figlio, che prima lavorava all'esterno per non sottrarre denaro alla attivita' di famiglia, da poco intrapresa, iniziera' dall'indomani a lavorare li.
Quindi, mi dico pensieroso, ho perso anche il lavoro.
Dopo un po' assumo stato vegetativo catodico, sguardo fisso all'imbrunire.
Avevo anche dimenticato a casa il tabacco , cazzo.
Mia cugina, dopo qualche ora mi raccatta, e torniamo a casa.
Son tornati i genitori, si cerca di far gli indifferenti, ma non oso immaginare all' aspetto che devo avere.
Anticipo il tutto dicendo che non mi sento bene, li invito a guardarmi in faccia e a sentir che voce ho, spiegando quello che e' successo. Me la cavo abbastanza bene, ceno, rollo una disonesta e finalmente mi assopisco.

Immagine di repertorio. Quel giorno vedevo tutto in bianco e nero.
L'indomani, essendo disoccupato di recente, mi unisco a mia cugina ed amiche, in gita all'easter show, una fiera impressionate per mole e varieta' che si tiene ogni anno per tre settimane poco fuori Sydney.
La giornata trascorre tranquilla, c'e' di tutto, dai concorsi di bellezza per animali, a dimostrazioni di moto e macchine acrobatiche, dalle giostre a esposizioni che vanno dalla frutta(le mele blu?)a vasche idromassaggio passando per motoseghe , intimo, abbigliamento ecc eccc.
E visto che sono in gita, finalmente disoccupato, ci facciamo anche un bel giro sulla ruota panoramica.
Che veder le cose dall'alto, di tanto in tanto, fa sempre bene.

Gira la ruota.Girala.
Torniamo a casa, sfuggendo alla calca di chi accorreva per la prima di quattro serate dei RHCP. Stufi, ma sereni.
Cena frugale, e come sempre dopo il caffe', scendo in giardino a rollarmi una disonesta. Tranquillo e rilassato come non mai, cammino scalzo sul prato.
Di tanto in tanto, fra una boccata e l'altra, mi insospettisce pero' l'odore che c'e' nell'aria; rientro e chiedo a Gianni, mio cugino maggiore, se per caso ha messo del fertilizzante nelle piante perche' giu' c'e' davvero un odore strano.
Scendiamo.
E' gas, e' evidente.
Lo sguardo di entrambi si posa sul Barbecue, in quella direzione ci dirigiamo.
L'odore si intensifica e badate bene che siamo all'aperto.
Chiude i rubinetti esterni.
Accendo la luce.
Svestiamo il grande Barbecue del suo involucro, ne alziamo il coperchio.
L'odore e' fittissimo, insopportabile.
Tutti e tre i rubinetti sono aperti.
Ripenso a Fabrizio che cucinava che era una meraviglia la sera del Party, ma eran di gia' passati due giorni.
Possibile?
Nel frattempo Gianni chiude i rubinetti, ed in una fraziuone di secondo, inspiegabilmente allunga la mano verso l'interruttore a scintilla dicendo"fammi provare una cosa...".
E' una frazione di secondo, non ho neanche il tempo di dire "NNOOOOOOOOOOOO!" e forse neanche di pensarlo.
"CLICK".
Una vampata impressionante ci circonda.
Ricordo molto bene il suono di quella vampata.
Sordo.
Io, che mi trovavo a circa un metro e mezzo da mio cugino, che era invece proprio di fronte ai fornelli, istintivamente porto il braccio sinistro davanti al volto e con un movimento degno del miglior Matrix, mi piego all'indietro evitando la vampa.
Quando riapro gli occhi, vedo Gianni passarmi davanti, la maglietta in fiamme. Fortunatamente la piscina e' li a due passi, freneticamente si sciacqua faccia e braccia.
Il polso inizia a bruciarmi. Non dico niente.
Partiamo per il pronto Soccorso, Gianni col volto coperto da un asciugamano inzuppato d'acqua inizia a lamentarsi.
Si sente bruciare.
Passiamo li diverse ore, c'e' parecchia tensione.
Ci raggiunge Fabrizio, gli dico del Barbecue, lo sconforto lo assale.
Evidentemente si sente responsabile.
Entriamo a turno a vedere Gianni.
La faccia esageratamente gonfia, bolle d'acqua che nascono come funghi.
Le labbra enormi.
I capelli bruciati.
Gli occhi a spillo sottolineano le gia' tre iniezioni di morfina per lenire il dolore.
Io, durante l'attesa, faccio vedere il polso che viene immerso in un contenitore pieno di ghiaccio. Dopo qualche ora torniamo a casa.
Gianni restera' li sotto osservazione.
La moglie Angela con lui, a vegliarlo durante la notte.
Ma tutto sembra tranquillizzarsi.
Fortunatamente non ha inspirato la vampata, la lingua non e' nera, e l'aver avuto gli occhiali gli ha salvato la vista.
Il giorno dopo Gianni e' stato dimesso con ustioni di 2 grado sul viso e sulle braccia. Ma vederlo sorridere ci ha rincuorato e rasserenato tutti.
Soprattutto Fabrizio, che alla vista del padre bendato come Tutankamon la notte prima, era stramazzato sulle ginocchia, sentendosi morire.
Ora tutto sembra passato.
Gianni e' a casa in via di guarigione, invidiatissimo da tutte le donne che lo vengono a trovare per via di quelle labbra che neanche Angelina Jolie, e per quel viso tiratissimo che va scoprendosi ogni giorno di piu' e che gli dona una decina di anni in meno almeno.
Io continuo la mia ricerca del mezzo, nel frattempo e' tornato anche AndreaNord dalla Nuova Zelanda, e con lui si fara' un ancora indefinito pezzo di strada assieme, a partire dall'acquisto dell'auto.
Sembra un ragazzo a posto, lodevole , rispettoso, e pieno di sani principi.
La prima impressione insomma, e' assolutamente positiva.
Dite a mamma di star tranquilla.

AndreaNord.
Per il resto, ogni sera, dopo cena, continuo a scendere in giardino a rollarmi una disonesta.
Ma badando bene di tenermi lontano dal barbecue e molto vicino al bordo della piscina.
Che non si sa mai.
See ya brothers.
Loro, Fab in particolare, divertito quanto me, mi raccontava di party memorabili che ci avevano tenuto, soprattutto in estate, tutti in costume, barbecue a pieno regime bagnato da fiumi, anzi piscine di alcool, entusiasmo alle stelle.
Ed io, mentre mi figuravo tutto questo, pensavo che certe cose le avevo viste solo alla tv. Fatto sta che se ne parlava gia' da qualche settimana, lo avevo capito, era nell'aria.
E cosi, sagaciamente, i miei cugini Fabrizio e Sabrina han ben pensato di spedire i genitori in un resort ad un centinaio di chilometri da Sydney per un 3 giorni/2 notti, e poter cosi assumere il controllo e il patronato della casa.
Logisticamente perfetti.
Sabato.
Rientro dal lavoro che non erano neanche le 2.
Trovo Fabrizio sul vialetto di casa che scarica scatoloni dalla macchina e li ammucchia vicino al garage.
Lo aiuto a sistemare bevande e cibarie varie, e alle 2 e 40 circa mi aziono sulla modalita' Drinkin' mode: cin cin, cheers, salute.
La giornata e' appena iniziata.
Modalita' drinkin' mode: IMBRIAG-OFF
Passo buona parte di quel pomeriggio a bordo piscina, la giornata e' calda e splendida, le birre che mi scolo lo sono ancor di piu'.
E' tardo pomeriggio quando comincia ad affluire un po' di gente.
Io sono in vantaggio di almeno una dozzina di lunghezze e diciamo che la cosa mi facilita l'approccio con le persone, donando estrema fluidita' al mio inglese.
Non ricordo di preciso che ora fosse, eravamo comunque gia' una trentina di persone, e all'improvviso un forte odore di bruciato e conseguente coltre di fumo si annunciano.
Il timer della piscina era in corto circuito, disattiviamo il sistema, ma ormai fra puzza di bruciato e nebbia il danno e' fatto.
La cosa sembra non destare minimamente preoccupazione.
D'altronde, non c'e' niente di meglio per un beone che avere un drink in mano e sapere che ce n'e' ancora in quantita' industriale per l'immediato avvenire.
E li di beoni ce n'erano tanti.
Il party procede che e' una meraviglia, continua ad arrivare gente, chi con casse di birra, chi con tre pesci enormi che non avevo mai visto prima e che vengono adagiati sul barbecue assieme a salsicce, spiedini, pezzi di pollo ecc ecc.
Ognuno porta qualcosa.
Il frigorifero esplode di alcool.

Modalita' Drinkin' mode: Imbriag-ON
Ci si alterna fra dentro e fuori, e all'improvviso, facendomi strada a tentoni nella coltre di fumo giungo al bancone del bar e mi faccio fare un White Russian.
Me lo trinco che e' una meraviglia.
Ed anzi, decido di farmene uno fatto da me.
E'un White Russian strepitoso, un bel bicchierone da mezzo litro.
Modalita' Drinkin mode: imbriag- STAND BY
Al che mi adagio su un divano, dove, sotto lo sguardo divertito di chi mi siede di fronte e le loro grasse risate, ciondolo la testa a destra e sinistra, avanti e indietro, sintomo di un inequivocabile stato di confusione.
All'improvviso, con una risata piu' grassa di tutte le loro messe assieme, scatto all'in piedi e prendo congedo.
Mi dirigo verso la mia stanza dove disattivo la modalita' drinkin mode.
Al mattino la sveglia mi riporta bruscamente alla realta'.
Giusto il tempo di prender coscienza che un fortissimo mal di testa non tarda nel farsi annunciare.
A stento mi porto in piedi, esco dalla stanza e percepisco fortissimo l'odore di bruciato.
Quello che vedo mi lancia nello sconforto che neanche il campo di battaglia alle Termopili dopo i tre giorni di combattimento. I
resti del Party erano ancora li, caldi, sembrava fumassero.

Modalita' drinkin mode: Imbria- GONE
Io fra l'altro ero in ritardo pazzesco.
Gia', perche' quel giorno lavoravo.
E la domenica e' sempre stato un giorno pazzesco al lavoro. Troppa gente.
Per strada mi metto a correre ed arrivo al lavoro che erano passati 5 minuti dalle 8.
Alle 8 e 20 ero gia' sulla via del ritorno verso casa.
Appena arrivato mi scuso per il ritardo e lo stupore m'assale quando mi rendo conto di come il tono della mia voce sia piu' basso, camuffato, greve, gutturale.
Decisamente insolito.
Intuisco dall'espressione di chi a me rivolge lo sguardo che non sono l'unico ad aver notato questa cosa.
Lo stupore si dipinge loro sul viso.
Cerco di far passare la cosa inosservata mettendomi subito al lavoro, ma non mi sento affatto bene.
Sento ancora fortissimo l'odore di bruciato, segno inequivocabile che ne sono completamente impregnato.
Devo grigliare il bacon, e la prima ondata di bacon in cottura che mi arriva al naso, mi smuove qualcosa dentro.
Meglio non attendere il secondo movimento tellurico intestinale, mi dico a bassa voce, le conseguenze potrebbero essere devastanti, per me, per il bacon che mi sta di fronte e per tutte le persone presenti in quel momento nel cafe'.
Adducendo "malessere fisico dovuto ad esagerata e prolungata inalazione di fumo dovuta a corto circuito del timer del pulitore della piscina di casa di mio cugino nel cuore della notte", chiedo di poter tornare a casa.
Ci torno pronto a lanciarmi sotto una doccia bollente e in un sonno rigenerante e ristoratore, ma varcata la soglia di casa intravedo mia cugina Sabrina ed un'amica con sacco dell'immondizia, guanti, scope e palette.
Sono Fottuto.
I cugini grandi, i loro genitori, torneranno di li a poco.
E c'e' parecchio lavoro da fare.
Ma io, che non mi sento affatto bene e sono per questo oggetto di scherno per i miei cugini, me la prendo assai comoda.
Una forchetta in piscina mi tiene impegnato per 25 minuti circa, ma alla fine riesco ad averne ragione grazie all'ausilio di una canna da pesca.
Geniale.
L'aspetto della casa , man mano che il tempo passa migliora decisamente e va di pari passo col come mi sento anch'io.
Finiamo(finiscono) di mettere a posto, che a parte un truce odor di bruciato sembra non sia successo niente.
Qualche pianta in giardino rotta qua e la, qualche macchia sui muri, tonnellate di bottiglie nei bidoni per il vetro.
Per il resto ok.
E cosi, quando finalmente mi immagino pronto per la doccia e per il sonno rigenerante, mia cugina, poggiando la cornetta del telefono mi dice: "Pomeriggio c'e' un barbecue da un mio amico, vuoi venire?".
Che domanda, le rispondo.
Al Barbecue a casa di un ragazzo libanese, mi piazzo su una comodissima poltrona in terrazza, vista mare, e inizio a scolarmi birrozza dopo birrozza.
Una volta di piu'.
Scrivo al manager del caffe' scusandomi per la mattinata e chiedendo quando dovevo andare la prossima volta.
Nelle ultime settimane avevo lavorato 6 giorni su 7,e quindi immaginavo di dover andare gia' il mattino successivo.
Come sempre da tre settimane a questa parte.
Mi risponde che aveva capito che stavo male dagli occhi e dal tono della voce e che non avra' bisogno di me se non per i fine settimane, le cose nel caffe' cominciano ad andar bene ed il figlio, che prima lavorava all'esterno per non sottrarre denaro alla attivita' di famiglia, da poco intrapresa, iniziera' dall'indomani a lavorare li.
Quindi, mi dico pensieroso, ho perso anche il lavoro.
Dopo un po' assumo stato vegetativo catodico, sguardo fisso all'imbrunire.
Avevo anche dimenticato a casa il tabacco , cazzo.
Mia cugina, dopo qualche ora mi raccatta, e torniamo a casa.
Son tornati i genitori, si cerca di far gli indifferenti, ma non oso immaginare all' aspetto che devo avere.
Anticipo il tutto dicendo che non mi sento bene, li invito a guardarmi in faccia e a sentir che voce ho, spiegando quello che e' successo. Me la cavo abbastanza bene, ceno, rollo una disonesta e finalmente mi assopisco.
Immagine di repertorio. Quel giorno vedevo tutto in bianco e nero.
L'indomani, essendo disoccupato di recente, mi unisco a mia cugina ed amiche, in gita all'easter show, una fiera impressionate per mole e varieta' che si tiene ogni anno per tre settimane poco fuori Sydney.
La giornata trascorre tranquilla, c'e' di tutto, dai concorsi di bellezza per animali, a dimostrazioni di moto e macchine acrobatiche, dalle giostre a esposizioni che vanno dalla frutta(le mele blu?)a vasche idromassaggio passando per motoseghe , intimo, abbigliamento ecc eccc.
E visto che sono in gita, finalmente disoccupato, ci facciamo anche un bel giro sulla ruota panoramica.
Che veder le cose dall'alto, di tanto in tanto, fa sempre bene.
Gira la ruota.Girala.
Torniamo a casa, sfuggendo alla calca di chi accorreva per la prima di quattro serate dei RHCP. Stufi, ma sereni.
Cena frugale, e come sempre dopo il caffe', scendo in giardino a rollarmi una disonesta. Tranquillo e rilassato come non mai, cammino scalzo sul prato.
Di tanto in tanto, fra una boccata e l'altra, mi insospettisce pero' l'odore che c'e' nell'aria; rientro e chiedo a Gianni, mio cugino maggiore, se per caso ha messo del fertilizzante nelle piante perche' giu' c'e' davvero un odore strano.
Scendiamo.
E' gas, e' evidente.
Lo sguardo di entrambi si posa sul Barbecue, in quella direzione ci dirigiamo.
L'odore si intensifica e badate bene che siamo all'aperto.
Chiude i rubinetti esterni.
Accendo la luce.
Svestiamo il grande Barbecue del suo involucro, ne alziamo il coperchio.
L'odore e' fittissimo, insopportabile.
Tutti e tre i rubinetti sono aperti.
Ripenso a Fabrizio che cucinava che era una meraviglia la sera del Party, ma eran di gia' passati due giorni.
Possibile?
Nel frattempo Gianni chiude i rubinetti, ed in una fraziuone di secondo, inspiegabilmente allunga la mano verso l'interruttore a scintilla dicendo"fammi provare una cosa...".
E' una frazione di secondo, non ho neanche il tempo di dire "NNOOOOOOOOOOOO!" e forse neanche di pensarlo.
"CLICK".
Una vampata impressionante ci circonda.
Ricordo molto bene il suono di quella vampata.
Sordo.
Io, che mi trovavo a circa un metro e mezzo da mio cugino, che era invece proprio di fronte ai fornelli, istintivamente porto il braccio sinistro davanti al volto e con un movimento degno del miglior Matrix, mi piego all'indietro evitando la vampa.
Quando riapro gli occhi, vedo Gianni passarmi davanti, la maglietta in fiamme. Fortunatamente la piscina e' li a due passi, freneticamente si sciacqua faccia e braccia.
Il polso inizia a bruciarmi. Non dico niente.
Partiamo per il pronto Soccorso, Gianni col volto coperto da un asciugamano inzuppato d'acqua inizia a lamentarsi.
Si sente bruciare.
Passiamo li diverse ore, c'e' parecchia tensione.
Ci raggiunge Fabrizio, gli dico del Barbecue, lo sconforto lo assale.
Evidentemente si sente responsabile.
Entriamo a turno a vedere Gianni.
La faccia esageratamente gonfia, bolle d'acqua che nascono come funghi.
Le labbra enormi.
I capelli bruciati.
Gli occhi a spillo sottolineano le gia' tre iniezioni di morfina per lenire il dolore.
Io, durante l'attesa, faccio vedere il polso che viene immerso in un contenitore pieno di ghiaccio. Dopo qualche ora torniamo a casa.
Gianni restera' li sotto osservazione.
La moglie Angela con lui, a vegliarlo durante la notte.
Ma tutto sembra tranquillizzarsi.
Fortunatamente non ha inspirato la vampata, la lingua non e' nera, e l'aver avuto gli occhiali gli ha salvato la vista.
Il giorno dopo Gianni e' stato dimesso con ustioni di 2 grado sul viso e sulle braccia. Ma vederlo sorridere ci ha rincuorato e rasserenato tutti.
Soprattutto Fabrizio, che alla vista del padre bendato come Tutankamon la notte prima, era stramazzato sulle ginocchia, sentendosi morire.
Ora tutto sembra passato.
Gianni e' a casa in via di guarigione, invidiatissimo da tutte le donne che lo vengono a trovare per via di quelle labbra che neanche Angelina Jolie, e per quel viso tiratissimo che va scoprendosi ogni giorno di piu' e che gli dona una decina di anni in meno almeno.
Io continuo la mia ricerca del mezzo, nel frattempo e' tornato anche AndreaNord dalla Nuova Zelanda, e con lui si fara' un ancora indefinito pezzo di strada assieme, a partire dall'acquisto dell'auto.
Sembra un ragazzo a posto, lodevole , rispettoso, e pieno di sani principi.
La prima impressione insomma, e' assolutamente positiva.
Dite a mamma di star tranquilla.
AndreaNord.
Per il resto, ogni sera, dopo cena, continuo a scendere in giardino a rollarmi una disonesta.
Ma badando bene di tenermi lontano dal barbecue e molto vicino al bordo della piscina.
Che non si sa mai.
See ya brothers.
domenica 15 aprile 2007
FEDELI ALLA LINEA. SOPRATTUTTO QUANDO NON C'E' PIU'.
Nonostante l'infelice scelta degli estremi di confronto operata dagli autori di questa scritta, la "svolta" di Ferretti, da tempo nell'aria, appare ad oggi ruvida, tangibile e ponderabile come l'acquedotto costruito dagli schiavi di Roma.
"Voglio rifugiarmi sotto il patto di Varsavia,
voglio un piano quinquennale, la Stabilita'"
.
Cosi cantava Giovanni Lindo Ferretti , correva l'anno 1984 e i CCCP FEDELI ALLA LINEA esordivano con Ortodossia.
.
" Io non so cosa vuol dire "Ortodossia" per tutti, so però cosa significa per me.
Come "fedeli alla linea": noi dicevamo infatti "fedeli alla linea anche quando non c'è", non cambiamo, rimaniamo quello che siamo.
Per noi il messaggio era chiaro, anche se ci rendevamo conto che era passibile di fraintendimento. "
G.L.F.
.
Del cambiamento lo sapevamo, se ne sentiva l'odore da tempo.
L'insieme di notizie che di lui giungevano, ognuna di per se idonea e sufficiente a creare legittimi interrogativi nella testa di chi conosce il personaggio e l'immagine che con se recava, se messe assieme davano inequivocabilmente la visione di un uomo in fase di transito, alla ricerca di un non precisato qualcosa cui aggrapparsi.
Probabilmente alla ricerca di se stesso e di quella tanto agognata stabilita'.
Probabilmente no.
Non lo sappiamo.
E non vogliamo saperlo.
Crediamo che la cosa riguardi e debba riguardare solamente lui.
E ci sarebbe piaciuto tanto, a noi che siamo cresciuti attraversando la fase matura della nostra breve esistenza ascoltando, non solo musicalmente, CCCP e CSI, che la cosa potesse non fare notizia, nell'accezione tutta gossipiana del termine.
Il litigio con Zamboni, la "forzatura" Pgr, il ribaltamento di alcuni dogmi che furono dei CCCP prima e dei CSI poi, fino alle recenti interviste e prese di posizione, ci avevano lasciato stupiti, delusi, amareggiati; come si suol dire, a bocca aperta.
Non ci sembrava possibile, o per lo meno volevamo capire dov'era il trucco, se trucco c'era.
Siamo coscienti del fatto che le cose cambiano.
Siamo abituati, avvezzi da tempo immemore oramai e per esperienze vissute, che il sorgere di ieri e' del domani il tramontare.
La ciclicita' delle cose; nel cerchio, inizio e fine sono la stesso.
Ma ci e' sempre piaciuto pensare che determinati valori e ideali siano impassibili di revisionismo e cambiamento.
Che si mantengano tali, perche' cosi, spontanei, nascono dentro al cuore.
E continua a piacerci.
Parecchio.
E' proprio per questo motivo che molto e' stato il tempo dedicato alla ricerca di un possibile e comprensibile perche'.
Qualcuno fra noi ha azzardato che se la vita e' ricerca, forse se ne puo' cogliere il senso solo guardandola da e verso diversi punti di osservazione.
O forse, ha proseguito in pecca da orgoglio, sta nel tornare in pace con se stessi, lenendo conflitti spirituali attraverso l'inevitabile mutamento.
In effetti, aveva cantato anche di questo:
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E' l' instabilita' che ci fa saldi ormai negli sgretolamenti quotidiani.
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Chissa'.
Dice di esser tornato a casa.
Bene.
Non lo biasimiamo.
MA non biasimiamo neanche noi stessi quando proclamiamo il nostro disappunto.
Che "il tornar a casa" ci par necessitare di una intimita' straordinaria.
Ci sembra invece che l'evento sia volutamente, inspiegabilmente ed esageratamente pubblicizzato.
E la cosa ci puzza alquanto.
Vedere Ferretti alla tv in una trasmissione dal titolo "LA FEDE I VALORI E LA PASSIONE", che punta i riflettori sui significati teologici del giorno della Resurrezione, non ci ha stupito.
Ma vedere tutto questo , trasmesso addirittura dalla televisione australiana, invece lo ha fatto.
E vedere inquadrata in primo piano, una volta di piu', la copertina della sua recente fatica autobiografica, al di fuori del contesto della trasmissione, ci ha aperto gli occhi.
E ci ha dato di che pensare.
Quante volte avevamo visto quella copertina negli ultimi mesi e quante volte ne avevamo sentito parlare.
Cos' era d'improvviso tutta questa attenzione e curiosita' mediatica per un personaggio che non era mai stato preso minimamente in considerazione solo fino a qualche mese prima?
E soprattutto,cosa cazzo stava dicendo?
Non ci pareva di capire.
Poi, abbiamo saputo che la sua recente fatica autobiografica e' alla settima ristampa in poco meno di 5 mesi e, inevitabilmente, ci e' venuto da pensare a "Non voglio comperare ne essere comprato", ed abbiamo sorriso.
Amaramente.
Ed abbiamo semplicemente pensato che forse non avevamo capito un cazzo una volta di piu'.
Ma visto come vanno le cose oggi nel mondo, non ce ne siamo allarmati.
SAppiamo di essere in ottima compagnia.
Ci auguriamo che il ritorno a casa possa essere stato per Giovanni Lindo cosa gradita e buona.
E non solo, speriamo, dal punto di vista economico.
A noi, di rientrare a casa in questo modo, non interessa.
E non vogliamo essere fraintesi.
Ci piace pensare di essere coerenti.
Per noi il messaggio resta chiaro.
Fedeli alla linea.
Soprattutto adesso che non c'e' piu'.
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