domenica 7 settembre 2008

Australia's west coast 2008



Non so cosa ne venga fuori.Non riesco ad aggiornare.

Enormi problemi di connessione.

Io sto bene, al momento sono in Thailandia sul ponte sul fiume Kwai.

A breve mi inoltro in Birmania.

Quello che segue e' quanto sono riuscito a scrivere in almeno una trentina di tentativi.
Che vadano in strafiga, non ne posso piu'.

IL tour "I heard papa tell mama let that boy boogie woogie" e' andato sold out.

In tutto e' durato tre settimane esatte, il tempo necessario per coprire quelli che sarebbero dovuti essere 4251 km e che sarebbero poi stati invece oltre 6800.

Abbiamo fatto tutto quello che si poteva fare con un normale mezzo, alle volte rischiando ove sconsigliato o proibito, come lungo alcuni tratti della gibb river road.
Ho provato per settimane a caricare alcuni video, ma non c'e' stato verso.
Posto quindi qualche foto e di qualcuna provero' esplicarne l'istante, che di parole non vorrei abusare.Ma soprattutto non vorrei abusare della mia pazienza.
Continuo a provare a scrivere ma la connessione si chiude ogni un due tre.
Bugarrugarra through the west coast.
That's it.
But, at least, finally i did boogie woogie.




A peace, love and death metal si aggiunse la prima settimana Claudia from Chile.
Probabilmente fu lei a dimenticare il bagagliaio aperto facendo si che il mio grande zaino scivolasse e andasse perduto.Ma ci delizio' in cucina, fu compagna di profonde disquisizioni e mi diede la gran soddisfazione di essere tramite fra spagnolo e inglese.


Kalbarri national Park.



Shell beach, dove la spiaggia e' formata da conchiglie.






Monkey mia non e' solo nuotare coi delfini.



Ogni luogo e'ideale per piazzare una tenda.
E' un vero peccato che manchi la televisione.


Burning west.


Fermare la macchina.
Spogliarsi.
Rotolare in terra.
Cospargersi il volto, gli arti, e tutto il resto di polvere rossa.
Sentirsi parte della terra.
Sentirsi liberi di intonare canti apparentemente senza senso.
Sentirsi un tuttuno con Bugarrugarra.




Karrijini national park.

Le eta' della terra.

Arriva l'uomo bianco.
Aborigeni vengono catturati, incatenati e sottoposti a condizioni di vita disumane, per essere impiegati nella parte pericolosa della pesca delle perle.
Nei pressi di Derby, kimberly, nacque nel secolo scorso un ragazzo aborigeno, il cui nome sarebbe presto divenuto leggenda.
Jandamarra, soprannominato Pingeon, fin da bambino mostro' una notevole abilita' nella conduzione del bestiame.
La sua capacita' di leggere il suolo, lo porto' presto a diventare un tracker alle dipendenze della polizia locale, che lo impiegava per catturare gli aborigeni colpevoli di uccidere le pecore con le lance.
Dopo qualche tempo Jandamarra, fedele alla propria tribu', uccise, libero' i propri fratelli ed assieme ad alcuni seguaci lotto' per l'indipendenza del proprio popolo, compiendo scorrerie nella zona e nonostante fosse gravemente ferito, riusci' a rendersi irreperebile per quasi tre anni, fino a che, nei pressi di Tunnel Creek venne scovato ed ucciso da un altro tracker aborigeno


Tunnel creek.






EL Questro.
Milioni di aquile ad affollarne il cielo.
Nei pressi di Emma gorge , impossibile da riprodurre in foto, ho passato nuotando a dorso alcuni degli attimi piu' belli della mia vita.
Guardare il cielo e vedere il paradiso.



























Katherine gorge.


Peace, love and death metal's last picture.
See ya sisters in South Africa, 2010.
PS: internet in Thailandia fa cagare!!!!!!!!!!!!!!!!!!
YA BASTA!!!

giovedì 28 agosto 2008

VOGLIO VEDERMI DANZARE tour 2008




Work in Progress da Singapore.

Appena posso aggiorno sul viaggio attraverso la west coast in Australia.
Salutanz tanz tanz.


domenica 17 agosto 2008

"I heard papa tell mama: let that boy boogie woogie." On tour now


A confronto, per persistenza, tenacia e baffo, a tratti Pancho Villa sarebbe sembrato un chierichetto

In tournee'.
E' quello che volevo, e' quello che andavo cercando.
E' quello che avevo in mente ed e ' quello che al momento procede secondo programma.
Ma non e' stato facile giungere fin qui.
I due mesi e poco piu' passati a Fremantle, Perth, sono stati i piu' duri e sofferti fra i diciotto passati fino ad ora in terra australe.
Di quelli che fanno la pellaccia dura, che fanno scorza, che ti fanno dannare e ti battono come un tappeto, di quelli che ti fanno ingoiare orgoglio, che ti mettono alla prova in una guerra di nervi.
Ma se hai un obiettivo non ti ferma niente.
Aspetti, pazientemente subisci e sogni il momento in cui tutto questo stato di malessere giungera' a termine.
Urli, gridi, digrigni i denti e ti senti forte, fortissimo.
E lo sbatti in faccia a chiunque.

Boom boom boom.

Il primo periodo mi sono sentito solo,mai cosi tanto prima di allora ma paradossalmente trovavo i momenti di maggior conforto proprio quando mi isolavo e riuscivo a stare veramente da solo.
In lunghe passeggiate, lunghe pedalate qua e la lungo la costa, semplicemente sdraiato su un' amaca a contemplare del presente e dell'immediato futuro.
Un insieme di idee da canalizzare in un qualcosa di concreto nel minor tempo possibile.
Vedere dove si riesce ad arrivare.
SE davvero ci sono dei limiti invalicabili.
E scopri che se un limite c'e' e' dentro di te.
E lo vuoi superare, oltrepassare, abbattere.
Tanti pensieri, tante idee.
E poi finalmente riesci a mettere tutto a fuoco.
A trovare il centro del cerchio.
Un piano.
E' solo una questione di tempo e self control.
Non e' mai stato un problema.

Di Perth posso dirvi quello che nessuna guida o libro turistico vi dira' mai, e cioe' che hanno tutte le tette grosse e che e' piena zeppa di droga e ricchioni.
Non so perche', ma e' proprio cosi.
Nella prima categoria rientrano sicuramente le mie due coinquiline, Ayesha e Rafeena, proudly made in Australia, due ragazze di Bridgetown, poco piu' di un paesino nel sud ovest di questo sconfinato territorio , spostatesi alla volta di Freo alla ricerca di qualcosa in piu' rispetto a campi, cieli azzurri e serate al pub.
La monotona, sana e genuina vita di campagna in cambio della piu' varia, frenetica e acculturata vita di citta'.
Chiamiamola cosi.


LA piu' varia, frenetica e acculturata vita di citta'.

Mi hanno subaffittato una stanza di poco piu' di due metri per due, con una sgualcita e dozzinale tenda in velluto blu a far da porta, ma c'era un letto e dopotutto era l'unica cosa di cui avevo davvero bisogno.
Le due ragazze sono due couchsurfers, mi hanno introdotto a questo nuovo mondo e tramite loro ho conosciuto un sacco di backpackers, travellers, viaggiatori che passavano per la casa e vi spendevano un paio di notti, gratuitamente poggiando sullo spirito di solidarieta' che anima questa grande comunita' sparsa su tutto il globo.
Un ulteriore mezzo di confronto, con altre esperienze, altri viaggi, altri punti di vista.
Continui a crescere.
E' tangibile.
Fino ad ora hai fatto molto, ma non hai fatto niente.
Ascolti, racconti.
Nuovi spunti, nuove idee.
FAtto sta che con Ayesha e Rafeena mi son trovato bene, e' quello che posso dire alla lunga, anche se nel quotidiano spesso non mi son trovato in sintonia.
Con una delle due in particolare, e mi son trovato una volta di piu' a constatare quelle che sono le tendenze di chi e' figlio unico.
O forse meglio, piu' che di tendenze, parlare di mancanze.
Ma non sono colpe a loro imputabili, si sopporta, si tollera, si cerca di far notare che il mondo non ruota attorno a loro.
Ma spesso non ne cavi un ragno dal buco e quindi non resta altro da fare che pazientare.
Dopotutto ho un piano.
TEngo botta.
Anche perche' quando tornavo a casa dal lavoro l'unica cosa che veramente mi interessava era quella di ritrovare un po' di sana solitudine nella grande stanza sul retro, rollarmene una come si deve, piazzare Boom boom boom del buon vecchio John Lee Hooker e rotolare lungo le pareti della casa.
Interne ed esterne.

Boom boom boom.

Gia' perche' il lavoro, quello settimanale mi stendeva.
Nella seconda e terza categoria delle sopracitate caratteristiche di Perth rientrano le faccie con cui avevo a che fare ogni santo giorno dal lunedi al venerdi.
Uno di questi e' Russel, 41 anni, e non si ricorda quand e' stata l'ultima volta che e' andato in vacanza.
Probabilmente non e' mai uscito da Perth.
Una persona all'apparenza brillante, capace di confondere, assecondare e contraddire a seconda dell'occasione.
Di lui diresti che ci sa fare.
Era stato per diversi anni il manager del The Court, il piu' importante e rinomato Gay e Lesbian hotel in Perth, fino a che droga e perversione hanno avuto ragione di lui e si e' ritrovato fra corsie e scaffali di questo magazzino che fornisce tutto l'occorrente per la ristorazione, dalle forchette alla carta igienica, dalle pentole agli stuzzicadenti, dai taglieri ai prodotti chimici, fino a camici, cappelli da chef e tappeti antiscivolo da utilizzare nelle cucine delle grandi mangiatoie in cui gli australiani amano trascorrere diverse ore della propria settimana.
Almeno cosi ho i fine settimana liberi andava dicendo, cosa che non gli era mai stata possibile in oltre 20 anni di management, ma non la potevo bere, dopotutto in piu' di un occasione ho avuto modo di constatare del suo bad mood dovuto ad effetti collaterali di cristalli e via dicendo.
CAzzi suoi.
L'altra simpatica faccia era quella di Zarif, afgano, in Australia da 5 anni, sempre in questo magazzino, prima a preparare gli ordini e con l'arrivo di Russel poi era finito a fare le consegne.
ERa uscito da una societa' chiusa, quella afgana, dove non si va di certo per il sottile, dove non si puo' alzare la cresta.
Mai.
O la paghi carissima.
Ed era arrivato in questo mondo, nel nuovo mondo, in questa nuova cultura ed aveva scoperto un sacco di cose.
Nel suo caso aveva scoperto di essere ricchione.
Cazzi suoi.
La sua famiglia e' imparentata con quella del re Afgano, passato a miglior vita qualche anno fa, in esilio per quasi trent anni a Roma.
Mi ha raccontato del perche' dell'esilio, di quello che la sua famiglia ha subito con l'avvento dei Sovietici, di uccisioni arbitrarie, fossero anche bambini di 5 anni.
Ma me lo raccontava come per vantarsi di un qualcosa, con tutti quei ricami e fronzoli quasi a voler fare colpo su qualcuno.
Non mi piacque affatto.
Ed anche se lo avrei voluto appendere in piu' di qualche occasione, mi trattenni.
Ma il vero problema e fonte del mio malumore era Billy Boy, il boss, un pachiderma sulla cinquantina che raramente si aggirava fra le corsie e spendeva la maggior parte del suo tempo in ufficio con due bruttissimi cani che gli cagavano costantemente sul tappeto.
In 8 settimane non mi chiese mai, neanche una volta se mi piaceva il lavoro, come mi trovavo a Perth, neanche un semplice come stai.
In quelle 4 o 5 occasioni che mi rivolse parola lo fece solo per incolparmi di qualcosa, rimproverarmi, buttarmi giu' di morale.
Ve ne racconto una , giusto per spiegarvi del chi e' Billy boy.
Un giorno che in magazzino non c'era un cazzo da fare, come quasi sempre, se ne spunta con una sega e mi dice: "Voglio che mi tagli tutti i rami fino a circa tre metri da terra di tutti gli alberi che ci sono sul giardino fronte al capannone.
Dalla finestra non riesco a vedere la strada."
A quel punto prendo la scala e mi metto all'opera e in circa un' ora finisco il lavoro.
La visuale e' ottima e ho potato giusto l'indispensabile.
Lui e' dietro di me ed osserva.
Accennando un sorriso gli dico : Better, huh??
E lui, portandosi la sigaretta alla bocca mi allunga la mano a reclamare la sega e si dirige verso gli alberi.
Al che sopraggiunge il vicino di capannone con una vecchia sega elettrica e la offre a Bill, che distendendo lo sguardo in una espressione di chi la sa lunga, lunghissima, si adopera per mettere in funzione il vecchio arnese, e dopo una serie di infruttuosi tentativi, riesce ad avviarla e inizia a tagliare tronchi qua e la senza logica, senza rispetto, cosi giusto per fare.
Piu' che potare stava amputando.
Restai a guardarlo e osservavo lo scempio di cui si stava rendendo protagonista.
Al che arrivo' ad un ramo il cui diametro poteva essere sui 30/40 cm e che ombreggiava giusto sulla macchina di Zarif, impegnato a consegnare carta igienica e cappelli da chef chissa' dove.
Osservai: "Bill, c'e' il rischio che cada sulla macchina e la sfasci."
Mmmmmm....mugugno'.
"Ok, ne taglio' meta' poi quando torna gli faccio spostare la macchina e lo taglio del tutto."
Inizia a tagliare fino a quando un sinistro scricchiolio muta quell'espressione appagata in un' inebetita mascera preoccupata.
Il ramo stava cedendo.
Al che mi urlo': "corri dentro e prendi la corda arancione, presto."
Corsi piu' in fretta che potevo, tornai, gli passai la corda e giusto in quel momento il ramo frano' sulla macchina della Principessa Afgana.
Il suo sguardo, che si era momentaneamente rivolto ad osservare il franare del ramo, torno' nuovamente su di me e mentre le grasse mascelle andavano assestandosi, non potei fare a meno di sputargli in faccia un sorriso divertito, facendo spalluccie.
Mi urlo':
"Non ho mai visto nessuno cosi lento, e' incredibile!!
Senti, a me non piace la gente che sta li a guardare e non e' di nessun aiuto, hai capito??
E la scala, la cazzo di scala la devo portar dentro io???.
Questo disse, mentre si trovava ancora ad occupare il gradino piu' alto di questa.
Un coglione come ce ne sono pochi.
Mandai giu' il boccone.
E mi domai una volta di piu', schiacciando in gola l'urlo che mi saliva dal di dentro.
Avrei voluto spiastrellargli sul muso che a furia di stare in mezzo alla merda, ne aveva assunto non solo l'odore, ma anche l'aspetto.
Ma non potevo fare altro che lasciarlo parlare, ero troppo alle prese con i preparativi per la Tournee' per farci caso e dopotutto il vecchio Bill della tournee' ero lo sponsor principale.
Anche se a saperlo non gli avrebbe di certo fatto piacere.
CAzzi suoi.
Questo fino a due lunedi fa, quando invece di trovarmi in magazzino a dargli il buon giorno, mi ritrovai di fronte ad una buca per le lettere e giusto prima di muovere finalmente verso nord ed iniziare il tour, gli spedii una grande cartolina con la bandiera Australiana sul fronte ed il seguente testo:

Just cause i'm not gonna see your happy e smiley faces again, i wanna at least say goodbye.
I came there still hoping to find a good reason to stay, but in less than a week with you
I knew i would have gone as far away as possible.
And , to do that, i could have used you in a better way than the one you did with me.
It has been hard, very hard, but you cannot imagine how much comfort i received every single time i looked at the calendar hang up close to the kitchen door, especially the page of July.
5, 10, 20 times a day.
It made me strong.
And that's exactly what i did.
Remember, if you show no respect you will always have no respect back.
But i don't care about it anymore, cause i'm going for a holiday, and is going to be so big, vast and huge to be a t least half the size of your big belly.
So...nothing, greetings from wherever Billy boy.
Please say CIAO CIAO to Mama Russell(that's allright) and to al ZAwahiri.
a fRick


IL famoso calendario

Dell'altro lavoro invece vi diro' che le cose son andate in maniera talmente opposta.
Il lavoro a La Porchetta il cui slogan recita " Eat Live Love Italian" e dove invece i manager erano uno siriano e l'altro delle Mauritius, dove il pizzaiolo e' peruviano, dove gli chef sono due australiani e un indiano, dove i lavapiatti e gli aiutanti in cucina sono bengalesi, dove tra tutto lo staff di una 15 di camerieri l'unico Italiano ero io, e' stato divertente e probabilmente e' stato teatro di una di quelle che considero fra le mie piu' grandi imprese, e che se buttato giu' bene va sicuramente inserito in Curriculum e probabilmente ne andra' a costituire uno degli highlights:
In 9 settimane come cameriere sono riuscito a non prendere neanche un ordine.
Neanche uno.
Quella che all'inizio era una scommessa apparentemente impossibile e' andata poi concretizzandosi.
Dopotutto non c'era nessuna soddisfazione ad applicarsi in maniera naturale; tutto gia' fatto, gia' servito ai tavoli in un migliaio di altre occasioni .
Puzzava di vecchio.
Servivano stimoli nuovi.
E ce l'ho fatta.
Non un ordine.
Ma non crediate che sia stato facile o che corressi a nascondermi chissa' dove.
IN un locale che conta 300 posti a sedere e che e' pieno una sera si e l'altra anche, mi ritrovai sempre nel bel mezzo del bordello a smistare le altre cameriere fra un tavolo e l'altro, cercando di coordinare in maniera ordinata, rispettando le priorita', spesso anticipando il cliente prima ancora che voce provenisse dalla bocca di gia' spalancata, stoppandolo con un sorriso e semplicemente mantendendola in attesa.
E la cosa non e' pesata a nessuno, anzi.
Tutto funzionava ed il clima era sempre disteso, sempre.
Giuro che mi ritrovavo davvero felice quando andavo a lavorarci.
L'ultima sera, ed e' una cosa che ho visto fare solo con me in tutto il periodo che sono stato li, mi hanno organizzato una serata di addio e alla fine ci si e' lasciati con un po' di tristezza,belle parole, gran sorrisi e forti abbracci.
E piu' che addii, tanti arrivederci, che non e' poi cosi grande questo mondo no?

Parte dello staff de La Porcheria

Al che tutto andava secondo quanto avevo pianificato.
Anche riguardo la risalita della costa, e cioe' il motivo per cui mi ero ritrovato a Perth, tutto era sistemato.
Giusto un paio di settimane prima avevo risposto ad un annuncio di una 27enne tedesca, Martina, che cercava compagni di viaggio con cui condividere le spese e tutto quello che il viaggio comportava.
Ci demmo appuntamento e trascorsi la notte pensando che magari mi sarei ritrovato a viaggiare anche con una bella gnocca e che cissa' poteva anche venirne fuori qualcosa.
Ma questi lussureggianti pensieri si frantumarono all'istante non appena mi ritrovai di fronte ad un cubo con lunghi, lunghissimi e fini capelli biondi ed un grosso quanto disgustoso brufolo sulla fronte.
Poco importa, chissenefrega, dopotutto non era parte del piano.
Al che le dico di me in una ventina di secondi e lascio che sia lei a dirmi di se e della sua idea riguardo al viaggio.
Mi dice che causa limiti di tempo vorrebbe fare Perth-Darwin-Perth in un mese( oltre 10000 km, praticamente un suicidio), evitando i posti turistici, campeggiando in mezzo al niente, vivendo la natura ecc ecc ecc......
Avevo di gia' smesso di ascoltarla che gli occhi iniziarono a brillarmi come un isolato fuoco aborigeno nelle isolate distese del Pilbara.
La sua evidente inesperienza mi disse che ne avrei fatto un sol boccone.
Provai quasi un briviso di tenerezza per quell'agnellino che si apprestava ad un lungo viaggio con il lupo.
Avrei preso controllo della situazione fin da subito, e questa era comunque una cosa positiva, una cosa che avrebbe fatto bene ad entrambi.
Dopotutto lei aveva una macchina e nessuna idea; io avevo solo idee e mi mancava solo una macchina.
Tutto finalmente quadrava.
Mano a mano che il giorno della partenza si avvicinava e tutti i vari convogli erano stati deviati con successo verso la stessa stazione, quella prefissata per iniziare a mettere in pratica e a vivere di quel piano che ero andato elaborando, riuscii finalmente a rilassarmi, e ne approfittai per acquistare un paio di scarpe adatte a leggeri trekking, una rigenerante spuntatina ai capelli ed una bellissima giornata a Rottnest island, ritrovando quello che nei passati due mesi mi era sembrato dimenticare , e cioe' di quella che sia veramente la ricchezza e bellezza dell'Australia: la natura.






Con un Quokka

Vi andai con Michael, inglese, l'unico vero amico che abbia avuto a Perth e che ritrovero' un domani nelle terre di Gondor.

I will always remember the time we served together in Baghdad.

Free Spirit.

Finalmente ce l'avevo fatta: ero arrivato a Perth a fine maggio, senza conoscere nessuno, senza una sistemazione, senza un lavoro e senza neanche i soldi sufficienti per comprare un biglietto aereo per tornare a casa se le cose non fossero andate per il verso giusto.L'obiettivo era risalire la costa fino a giungere nuovamente a Darwin e concludere cosi l'esplorazione dell'inifinito continente australiano.
In poco piu' di mesi mi ero ritrovato non solo a rendere possibile quest ultima risalita, ma anche ad organizzare almeno altre due tournee' internazionali e ad ovviare anche al biglietto per tornare a casa.
In buona sostanza non avrei fatto altro che viaggiare per almeno i prossimi 6 mesi.
Fantastico.
Me lo meritavo, ed ero davvero orgoglioso di me.
Tenacia e persistenza avrebbero pagato.
Boom Boom boom.
Forse non me la son goduta per come avrei potuto, ma dopotutto, se non fosse stato per il piano, a Perth ci sarei stato al massimo un paio di settimane.
Poi sarei partito verso nord, avrei chiuso il giro e that's it, end of the Australian' dream.
Naaaaaa........non si puo' fare.
Troppo semplice.
Potevo e dovevo fare di piu'.
E cosi stavo li a crogiolarmi al sole, attendendo il giorno della partenza e ad osservare il mosaico che era andato formandosi con successo ponendo i vari tasselli al punto giusto.
Ma siccome la complicazione e' indiscutibilmente, e non solo per natura, un' accezione femminile, con una tempistica piu' svizzera che tedesca, la bionda nibelunga mi informa giusto qualche giorno prima della prefissata partenza che e' rimasta vittima di un non precisato virus e che non puo' garantirmi la partenza per quando previsto al 100%.
E cio' significava che se mi fossi fermato ad aspettarla, e causa l' irragionevole tempo a sua disposizione, mi sarei ritrovato praticamente a fare tutta una tirata con a malapena il tempo per scendere a pisciare due volte al giorno e a scattare foto dal finestrino con macchina in costante movimento.
Disastro.
La prima reazione, naturale, mi volle ancora a rotolare, ma questa volta su pavimento e soffitto.
Interno ed esterno.
Merda.
Mi ritrovai ad un passo dal compromettere l'intero piano, e per una causa a me non imputabile.
Rischiai di esplodere e mi affidai ad un altro annuncio e ad un altro incontro.
Ci ritrovammo io, una ragazza francese e Ruben, olandese proprietario della macchina che cercava qualcuno con cui condividere il viaggio.
Dopo una serie di birre e un tentativo di pianificazione, ci disse con sincerita' che era stato contattato da diversi altri viaggiatori alla ricerca di un passaggio e che si sarebbe trovato nell'ingrata posizione di chi deve decidere chi portare con se.
Ci avrebbe fatto sapere in 4 giorni.
Un'eternita' per chi ha i giorni contati.
Ma devo aver fatto una buonissima impressione, perche' in meno di 20 minuti da quando ci congedammo Ruben mi richiamo' e mi disse che avrebbe voluto fare il viaggio con me.
Di esperienza ne avevo da vendere e le tempistiche e modalita di viaggio' combaciavano con le sue.
Ma soprattutto concordava con me che Cowboy fosse un coglione.
Era fatta.
Ci ritrovammo io , Ruben e Tom, un ragazzo inglese e finalemente tutto funzionava.
Ce l'avevo fatta, almeno per questa prima tournee'.
E se il mosaico era completo e la tournee' era organizzata, mancava ancora qualcosa.
Serviva un nome per quelli che di questo tour sarebbero stati i potagonisti e che avesse nel frattempo rispecchiato quello che era il nostro stato d'animo.
Non mi ci volle poi tanto a trovare ispirazione.

Peace, Love and DEath Metal.
Si.
Adesso il cerchio era chiuso.
Adesso tutto quadrava.
Adesso tutto era veramente perfetto.
See ya at the end of the tour.
I'm gonna do what papa said.
I'm gonna do boogie woogie.
Boom Boom Boom.

mercoledì 23 luglio 2008

Mas tequila, senorita! (rock'n'roll is not just play guitars)

"Me gusta tomar mis copas
Aguardiente es lo mejor
Tambien el tequila blanco
Con su sal le da sabor"

Era stata una serata come tante altre prima di allora , era cosi da sempre quando ci trovavamo giu' in citta', dove io e i miei nuovi vecchi amici Mick "the finger" and Louie "the king" ci eravamo dati appuntamento per un bel pezzo di carne al sangue, come quelli che ci facevamo a Waco, giu' nel Texas, quando potevamo ancora cavalcare liberi, un imprecisato numero di bevute a seguire e l'inevitabile scorrazzare fra un pub e l'altro in Surry Hills, ad ammazzare tempo e salute.
Cosi dicevano.
Fino a quando ne ebbi abbastanza, ne accesi un' altra e presi la via di casa.
" Are you going?" mi sbraito' Louie the king, in realta' molto piu' interessato alla pisciata che stava mollando su quel vecchio garage che non a sapere dove fossi diretto.
Era da sempre un grande fan degli Stones.
"I'm gonna down the Mexico way, where i will be free!!" gli urlai di rimando, allungandogli un ghigno di ben servito.
"Mexico??
......
Tequila senoritaaa!!"
Fu questo che biascico' sul liscio asfalto urtando un bidone arrugginito, rovinando in terra a rotolare con una fragorosa cascata di bottiglie in vetro sulla pisciata di qualcun altro.
Just like a rolling stone.
Il vecchio Louie.
Dicono fosse un talento, che vederlo lanciare era uno spettacolo, da qui il soprannome "the king", ma un serio infortunio ne impedii successo e una brillante carriera, e lui era finito a giocare a livello dilettantistico, lasciandosi poi andare ad invecchiare e marcire prima del tempo.
Io mi trovavo ora a sfrecciare fra la Oxford e Canning Hwy, su un'Alfa di recente produzione, agile e scattante felino nella notte della giungla metropolitana, rapito del canto trascinante de la Cancion del mariachi, la versione di Banderas ed i Los Lobos.
Sara' stato all'incirca due chilometri prima di casa, e mi sarei avventato di prima sulla chitarra ad emulare il latino eroe, che la nottata avrebbe invece preso una piega differente.
Le luci rosse e blu sul ciglio della strada un cento metri avanti a me, non mi davano alternativa. Non potevo far altro che rischiare, sapendo a cosa andavo incontro.
E fu proprio quello che incontrai.
Paletta a sbarrare la strada ed invito ad accostare.
Abbassai volume e finestrino ed inizio' quella che sarebbe stata una conversazione intensa con un insolito interlocutore, un agente della stradale.
"Good evening" disse.
"Hey".
"Posso vedere la patente, please?"
"Mi spiace agente, l'ho dimenticata, ma abito giusto dietro l'angolo, se vuole gliela vado a prendere adesso."
"Non ha un altro documento?"
"No, i'm sorry, i forgot the pocket".
Mugugno' per un istante, poi incalzo':
" e dov' e' stato questa sera?"
" Bowling".
"Any drinks?"
"Few beers late this afternoom, then Just a couple of coffee".
"Ok, Mr......??"
"Lafuma."
"Lafuma...mmm....Spanish, huh??" disse dondolando leggermente su e giu' il capo con aria soddisfatta, non aspettando altro che una mia conferma.
"Yeah...sometimes."
"Sometimes???" mi chiese di rimando, mutando rapidamente espressione, che ora si componeva in una poco rassicurante smorfia storpiata dall'incredulita' alla troppo ardita risposta.
Merda.
Pensai per un istante, poi provai a ribattere.
"Sorry, i mean sometimes cause sometimes people guess i'm spanish...
Ma non l'avrebbe bevuta.
D'altronde di bevuto li, bastavo io.
"Listen Mr. Lafuma, can you please blow here inside the straw???" mi chiese, in realta' ordinandomi di soffiare in quell'arnese idoneo a misurare il livello etilico del sangue.
Ffffff...
"No, no, no...you must blow, you know???", riporgendomi la cannuccia, leggermente stizzito.
Ffffff....
"YOU MUST BLOW!!!!!" alzando ora la voce con fare inquisitorio.
FFFFFFFFFF!!!
Vi fu qualche istante di silenzio, ma passo' velocemente.
"Please jump out from the car and follow me".
Mi prestai alle sue volonta', e veramente non so perche', ma mi baleno' in mente l'immagine del mariachi che suona quell'assolo leggendario sul bancone di quel bar.
Lo seguii per una ventina di metri, fino a raggiungere altri tre agenti, impegnati a scrutare il traffico stradale e pronti a fottere qualcun altro.
Uno di loro si allontano' e torno' dopo qualche minuto su una Ford a scacchi bianchi e blu, accostando giusto in fronte a quel gruppo di persone in cui mi distinguevo per esser l'unico a non indossare una divisa.
Uno di loro apri' la portiera posteriore, e con lo sguardo mi invito' a salire.
Continuando in quell'improbabile farsa che di diritto si annoverava fra le peggiori recitazioni di tutti i tempi, chiesi con fare ingenuo tendente all'impaurito:
"Sorry...but, what's happen???"
"You are under arrest....too many drinks."
Era fatta.
"The bloody coffee, huh?", mi lasciai scappare con tutto il sarcasmo di cui ero capace.
Giusto il tempo di strappare un ghigno ad un agente che venni sospinto sul sedile posteriore, e partimmo destinazione centrale di Bay's water.
All'interno della volante regnava un silenzio surreale, ma non ci feci caso piu' di tanto, troppo occupato a rivedere il film di quella che era stata la mia serata, sequenza dopo sequenza.
Dalla proiezione di Desperado all'incontro giu' in citta',a quella coppia di aborigeni che se le dava fra l'indifferenza di teenagers eccitati dall'ancor giovane serata, a quei bei pezzi di figliole che provammo a rimorchiare al White Horse prima che iniziassero a starnazzare come quaglie, a Mick "the finger" e l'ultima cosa che di lui avevo incrociato prendendone congedo, e cioe' il suo rinomato dito medio.
Chissa' se il vecchio Louie stava ancora rotolando.
Mi trovai poi a guardare fuori dal finestrino, incrociando gli sguardi di tutti quelli che superavamo, macchina dopo macchina, e c'era una tale varieta' di espressioni, che provai ad immaginare alla loro di serate, se di tutti quei film erano stati attori o semplici comparse.
E pensai poi alla serata di quelli che erano ora i miei compagni di viaggio, posando gli occhi sul retrovisore ed incrociandone di uno gli occhi morti.
E pensai, che tutto sommato, e nonostante le fastidiosissime conseguenze, la mia di serata era stata migliore della loro.
Perche' se non altro, da tutto questo io ci avrei tratto e scritto un racconto;
l'agente Peters solamente un verbale.
Che palle.
See ya

Kapisc Lafuma, in un deja-vu' tardo-adolescenziale, ampliando il freakantoniano concetto di "bevo solo quando guido" in "bevo anche quando guido". (immagine da repertorio, sulla tratta Adelaide/Melbourne, tardo novembre 2007)