lunedì 9 marzo 2009

Tales of false Ulysses


It's a long way to the top if you wanna rock'n'roll


Questo blog è nato ormai da oltre due anni.
All'inizio solo doveva essere uno strumento per raccontare di me e delle mie avventure oltre oceano, un mezzo che mi avrebbe semplificato le cose scrivendo direttamente per tutti coloro che mi chiedevano notizie, evitando cosi di rispondere a dozzine e dozzine di lettere che alla fin fine si somigliavano tutte, se non nella forma sicuramente nel contenuto.....come va, dove sei, come ti trovi, quando torni, bella vita, resta li, il tempo passa, i passatempi, ho comprato questo, ho fatto quest'altro eccetera eccetera eccetera.
E cosi è stato, soprattuto nel primo periodo, in quei primi cinque sei mesi di cui ho necessitato per staccarmi di dosso tutti quei pezzi che pure a 20000 km da casa ancora a questa mi tenevano legato, per smetterla di guardarmi dietro ed iniziare finalmente a guardare avanti, nel breve, libero di affrontare le cose, la vita in primis , con uno spirito altro.
Uno spirito nuovo , forte, cosciente.
Anche nel dubbio e nelle perplessità, gli innumerevoli pensieri e domande su quel che mi si poneva davanti, visto ora con occhi nuovi , su quello che ascoltavo cosi da lontano grazie ora a nuovi orecchi, su quello che andavo maturando forse illudendomi di capire, grazie ora a nuovi stati di coscienza.
Forse un arrivo.
Forse un ritorno.
Non so.
Tante cose sono cambiate da quei primi scritti, via via sempre più radi, meno frequenti, ma più profondi, più personali, più votati al raccontare di sensazioni interiori che non ad elencare ed a riportare cronache di vita, per quanto fonte di curiosità che imprevedibile ed eccitante è la vita in viaggio.
E mano a mano che la frequenza del mio scrivere andava diminuendo, aumentava in maniera esponenziale la voglia di comunicare singole e singolari sensazioni, nella maniera più semplice e naturale che mi fosse possibile raccontare, cercando di essere il meno banale possibile per quanto arrogante e futile sia stato alle volte il tentativo di provare a tramutare delle emozioni in parole.
Le possibilità di scrivere a caldo erano praticamente nulle e quando mi ritrovavo fronte monitor, ho dovuto troppo spesso forzare me stesso, snaturandomi, in controtendenza a questa crescente voglià di semplicità , senza veli, che andavo invece maturando.
Paradossalmente questa voglia di semplicità è andata rendendo sempre più difficile la stesura dei racconti che andavano susseguendosi.
La semplicità è silenzio.
Ma oggi, una volta di più, ho deciso di complicarmi le cose.
In un certo senso questo blog, da indifferente mezzo di comunicazione che era all'inizio, è diventato per me sempre più importante, quasi viscerale , a tal punto da rappresentare ad oggi l'unica porta che ancora mi tiene legato a quello che sono stato ed ho vissuto fino a poco tempo fa; a voler raccontare di me oggi, è come chiudere questa porta.
Definitivamente.
Ed è proprio per siffatta motivazione che questo post è il più difficile che mi sia capitato di scrivere.
L'ultimo.
Forse per sempre.
Forse no.
Chissà.
Ma di sicuro per un lungo lungo periodo di tempo.
Il falso Ulisse è tornato a casa, a Itaca, dopo un lungo viaggio, la sua personale Odissea.
Non ha trovato Penelope ne Telemaco, ne il cane Argo o il porcaio Eumeo.
In compenso ha ritrovato i proci, molti di più rispetto ad allora, e con loro si è abbandonato all'euforia ed all'ebbrezza,in una sorta di bailamme generale che lo ha confuso e fuorviato dalla ritrovata realtà, che è andata però rivelandosi un po' alla volta, mano a mano che i giorni passavano e che l'iniziale entusiasmo andava esaurendosi, fino a ritrovarsi annoiato e stanco , senza più sorriso, smarrito, perduto.
Li per li è stata dura, durissima, impossibile da sopportare.
Eppure il tempo tiranno in questo mi ha aiutato, una volta di più, ed anche il penoso vivere di questi giorni è diventato via via sempre meno pesante, più facile da sopportare, da accettare, che possa essere fonte di stimoli e nuove motivazioni.
Tornare a casa è stata una mia scelta, meditata a lungo e continuo a credere che sia stata la cosa più giusta da fare, per quanto possa apparire come un Harakiri in pompa magna.
Fa parte di un'idea , se me lo permettete, di un progetto a lungo termine.
Sono stato bene, bene come non mai, libero, selvaggio, felice.
Pensieroso o pieno di paturnie quando avrei potuto viverla meglio potrebbe invece rimproverarmi qualcuno, ma non importa, lascio cha facciano.
A me certi discorsi fanno l'effetto dell'acqua sulle piume dell'oca.
Ho continuato, come è nella mia indole e nel mio carattere a pormi domande, a non schivare gli ostacoli ma a studiarli per capire come aggirarli, come affrontarli con il minor dispendio di energie possibili.
Ed è proprio grazie a questa meticolosità che alla fin fine sono riuscito a fare quello che ho fatto.
Cercando sempre di spianarmi la strada e senza mai piangermi addosso.
Proprio come sto facendo adesso e come ho fatto da che son tornato.
Fra alti e bassi, certo, lo riconosco.
MA se è vero che si vive una volta sola, e resto dell'idea che si viva meglio di rimorsi che non di rimpianti, è giusto valutare bene il passo da farsi.
E se è vero che ho sempre criticato questa società e l'immorale e indecente pochezza di cui si costituisce, credo ora che sia giusto entrarci a pieno ritmo, coglierne tutti gli aspetti, viverla appieno, e riuscire un domani a ritrovarsi cosciente sulla scelta da farsi: o dentro o fuori.
Non credo nel compromesso, non ci ho mai creduto, non per quello che sono io adesso o per il me attuale proiettato a qualche anno da qui.
Ma se c'è un insegnamento, uno su tutti, che ho tratto da questa esperienza da cui sono reduce, è che se non si riesce a programmare un viaggio di qualche mese, come si può pensare di programmare una vita intera?
Una ci prova certo, se lo immagina, lo pianifica a grandi linee, ma fin da subito è il viaggio che si pianifica da solo, che si svolge da solo, in dipendenza dagli eventi che lo caratterizzano e che ne sono l'essenza stessa.
Proprio come le decisioni che si prendono, in base a quelle circostanze e situazioni che si sono generate chissà come.
Imprevedibili.
Improgrammabili.
E credo che sia cosi anche per la vita, anzi ne sono certo, dopo tutto sempre di un viaggio si tratta, il viaggio più grande, il viaggio in senso assoluto.
E cosi rieccomi qui, in quello che potrebbe paragonarsi ad un fiume in piena che d'improvviso ti travolge, sommerge e manda in apnea , ti toglie il fiato e rischia di soffocarti fin quasi all'annegamento, ma se si riesce a restare lucidi e a non farsi prendere dal panico, una volta capito in che direzione butta la corrente, la si asseconda ed a grandi bracciate, seguendone il flusso, se ne viene fuori.
Ed è quello che ho intenzione di fare ed anche se non so come ne verrò fuori, so di certo che non annegherò.
Mi appresto a quello che si preannuncia, ma che in realtà lo è di gia, come un altro lungo e a se stante viaggio.
Differente certo, ma lo sarebbe comunque, come lo sono l'uno dall'altro.
Inutile quindi aggiungere altro, chiudo una porta e ne apro un'altra, a cosa porti non lo so e in tutta sincerità non voglio neanche saperlo, che altrimenti vano sarebbe stato il rimettersi in gioco, a quel punto vano sarebbe il provare a ripartire da zero; a quel punto vano sarebbe stato il tornare.
Di nuovo in marcia, passo dopo passo, sguardo avanti ed un grande tesoro dentro.
Continuo e continuo a camminare, in una dimensione che sicuramente piace meno, ma grazie alla quale capirò, spero, molte cose.
Una volta di più, tempo al tempo.
Vedremo.
E cosi siamo al capolinea, ora che il falso Ulisse è tornato a casa, credo che le nostre strade si dividano qui.
Del viaggio che mi appresto ad affrontare c'è davvero poco che possa interessarvi e che possa interessare me a raccontare, lo vivrò solo a pelle questa volta , con le persone che mi staranno attorno e con le quali spero riuscirò a ritrovarmi più sereno e semplice che mai, vana speranza forse ma, come dice il detto, per lo meno, almeno quella, non muore mai.
Io, resto me stesso, di istinto e di indole, ma cambia lo scenario e quindi tutto, e raccontarlo non ne vale la pena, non dopo quello da cui sono appena rientrato.
Ma proprio come allora ed anzi, arricchito da questa straordinaria esperienza che serbo negli antri più profondi dell'animo e del cuore,sappiate che continuo a camminare, ,affrettando talvolta il passo in quest epoca che non mi piace ma cui appartengo, e continuo a farlo a modo mio, continuando a gran voce ad incitare il compagno Jury fintantochè prende la mira, sostenendo impettito la legge dell'occhio per occhio dente per dente come quella più giusta(mica per niente mi son laureato in legge), facendo esplodere il volume, headbenging e AC/DC a palla mentre premo sull'acceleratore e sognando di poter vedere un giorno Pietro Rigosi redivivo, giovane e bello come tutti gli eroi, mentre fa correr via la macchina a vapore lanciato a bomba contro l'ingiustizia.
Grazie quindi, a tutti coloro che mi hanno accompagnato in questo pezzo di strada, che mi hanno tenuto compagnia e con cui ho passato davvero momenti speciali, cosi lontano ma cosi vicino.
Di cuore.
Spero tanto di poter incrociare i nostri cammini, almeno una volta , fosse anche per cogliere almeno i tratti, la voce, lo sguardo.
E nell'attesa di quel momento, voglia il fato concedermi questa opportunità, mi appresto a prendere congedo, augurandovi un buon cavallo ed una grande prateria davanti, augurio di origine mongola, fra tutti gli auguri quello che mi piace di più, quello che più riesco ad associare all'idea di LIBERTA'.
Addio o arrivederci, ve l'ho già detto , del resto chissà, dovessi non ritrovarmi felice da qui a qualche anno vi giungerà nuovamente notizia del falso Ulisse.
DA molti mesi vado pensando e maturando l'idea di un altro viaggio sulla scia del precedente, da far schiattare d'invidia perfino Marco Polo ed al cospetto del quale, quello appena concluso, pare solo come una scampagnata di fine settimana.
Tutto è più o meno a grandi linee, ma questi, che ve lo dico a fare, sono solo dettagli.
A fare lo zaino con tutto l'occorrente ormai ci metto meno di 20 minuti; tutto il resto dipende da una decisione.
E per quella serve molto molto meno.
Forse non lo sembra affatto, ma è davvero la cosa che continuo a considerare come la più naturale del mondo; non capisco il viver nell'affanno, non capisco il raccontarsela giusto per raccontarsela.
Se uno non ce la fa più, se uno ne ha abbastanza, se uno ha voglia di provare stimoli e nuove sensazioni, se uno ha voglia di mettersi alla prova o semplicemente sete di conoscenza, se uno ha capito o è più giusto dire che non lo capirà mai, c'è sempre una possibilità; tanto in questo come in tutti gli ambiti non deve far altro che una dichiarazione.
Ed è davvero semplice, ora proprio come allora.
Uno si dichiara indipendente.
E se ne va.
See ya.



Connessione esaurita.

...

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WOMBAT...CHI SEI?


martedì 13 gennaio 2009

Work in progress



C'è stato un tempo in cui ho vissuto ad ali spiegate, lanciato negli spazi azzurri che sovrastano questa curva superficie.
Ora, privo di supporti alari, cerco di minimizzare l'impatto mentre precipito, in questo ultimo volo, cieco, nella coltre di nebbia del cazzo.
It's hard to come back.

domenica 14 dicembre 2008

Aotearoa





Aotearoa, in maori significa land of the long white cloud, e spesso devo dire che e' vero.

Si stagliano libere fra i piu' blu dei cieli, lunghe, lunghissime, quasi ad essere una sorta di naturale tetto, un riparo alla vista dei' piu', uno scrigno in cui custodire un tesoro, a preservare i paesaggi da fiaba sottostanti che la natura ha creato in questa parte di mondo.

Difficile da descriver quello che ho potuto vedere in questi primi 35 giorni attraverso l'isola del sud, girata in lungo e in largo e, va da se, in diagonale.

Spostandosi con un bus giusto un paio di volte, diverse altre con pollice al cielo e passaggi occasionali, il resto del tempo a piedi.
Soffermandosi ogniqualvolta a riprendere un po' di fiato, ed a restarne invece completamente senza, rapito persino il respiro da quanto mi si poneva in fronte agli occhi.
Alcuni angoli sono forse addirittura troppo belli, tali da sembrare non reali, quasi a spaventare per una sensazione d'isolamento, neanche fosse un altro pianeta.
O un' altra epoca.
Sono arrivato nella citta' che e' chiesa di Dio, Christchurch, giusto il tempo di una passeggiata in centro, rievocare memorie di Hobart e della Tasmania in generale, questo il profumo nell'aria, aria fresca, frizzante, e tanto, tantissimo verde.
Ordinata, pulita, variopinta, e con un cielo stellare.
Ci sarei comunque tornato, cosi l'indomani, in controtendenza sanguigna, mi spostai verso nord.
Ritrovando la nebbia presto al mattino, diradante al crescere del sole ed alle distese, che dalla' citta' divenivano sempre piu' ampie.
Giunsi a Kaikoura, e fu il primo di una serie di shock emozionali.


Il mare, la spiaggia, sassi , ciotoli e conchiglie, acque che solo a guardarle ti mettono freddo, che arrivano direttamente dai ghiacci del polo sud, mitigate solo un po' in una corsa di quasi 5000 km, e fin qui tutto normale, niente di veramente straordinario se non fosse per quella catena di monti che le sorge proprio dirimpetto, cime perennemente innevate che raggiungono l'oltre 2600 metri, incredibilmente cosi a ridosso della costa.
Uno scorcio di paradiso non solo ambientalistico, ma soprattutto faunistico, essendone le acque gremite di foche, pinguini, leoni marini, delfini, squali, aragoste, mante, balene, ed una infinita' di altri pesci, scusate l'incompetenza ittica, e un cielo che abbonda di pennuti tavolta unici, talvolta magnifici.
Mi ritrovai ad osservare degli albatros, immensi nel loro ampio volo, e mi ritrovai, come capitera' spesso, a tornare indietro con la memoria, al primo anno all' universita', quando d'improvviso prendevo congedo dagli amici, che si fosse in piazza, al bar, a casa di qualcuno o a casa mia, fra i sorrisi forse di stupore ma mai di scherno, e correre a vedere ed ascoltare quella che e' stata anche l'ultima trasmissione che ho visto in tv, quell'Alcatraz di Jack Folla/Diego Cugia, che tanto mi ha detto e tanto mi ha dato e col quale ho viaggiato tanto e forse anche di piu', con la fantasia, su quegli spezzoni, lanciati cosi spesso, di Albatros in volo sugli oceani per migliaia e migliaia di chilometri.
Ed ora, che quel viaggiare di fantasia era diventato in parte realta', mi ritrovavo ad osservarne il maestoso volo, con un sorriso e senza malizia, rimproverando alle mie braccia: e voi, perche' non mettete piume?
Con animo gioioso e vagabondo continuai controtendenza fino a Nelson, da dove avrei intrapreso l'Abel Tasman costal walk, un tre giorni/52 km attraverso il sali scendi costiero, sempre docile se non fosse per quello zaino caricato mai a meno di 25 chili, oggetto di imprecazione collettiva da parte di ossa, giunture e muscoli tutti.

Ma si sa, da sempre piace far fatica, e per me e' stato un continuo mandare a fanculo ossa, giunture e muscoli tutti, traevo piacere e godimento dal sentire che tutto, per quanto indolenzito, rispondeva e cresceva in me la voglia di tornare in forma, di farli scalpitare ed urlare di voglia, al pari di quanto facevo io al termine di ogni lunga giornata, pronto a quello che sarebbe stato il giorno seguente.

Ho particolarmente apprezzato il paesaggio ma la gestione dell'area, non so, ho percepito forse troppo la sensazione di presenza umana.
E nella natura, troppa presenza umana non sta mai bene.
In questo mi sento davvero egoista.
Un paio di giorni e incrociai il mio cammino con quello di Mike, quello spirito libero che avevo conosciuto quando vivevo a Fremantle, Perth, e col quale era nata un'amicizia in crescendo, interrotta dall'itinerare continuo di chi viaggia, ci si trova, ci si conosce e infine ci si saluta, funziona cosi, non son certo cose che devo spiegare io.
Qualche giorno assieme, tante camminate, tanti discorsi, scambi di impressioni e tante bevute, a culminare sempre in grasse risate dacche' si finiva sempre a parodiare Clemenza, quando ne Il Padrino, spiega a Michael come fare il sugo alle polpette.
Grandioso e grandi interpretazioni.
Arthur' s Pass, ancora la chiesa di Dio, Franz Josef e Fox Glaciers, Wanaka, lake Matheson e Queenstown, dove al termine di una nottata che ricordero' come una delle piu' freak della mia vita , ci siamo salutati, un arrivederci, forse in europa, di sicuro alle falde del Kilimanjaro, per un' altra camminata, altri discorsi, e chissa', forse altre parodie.
E cosi di nuovo in solitaria, di nuovo in marcia, attraverso il Routebourn track, tre giorni in altura attraverso vallate, cascate, laghi e montagne, finendo a bagnarsi nelle acque che scendon dai ghiacciai, a trovare sollievo e rinfresco, coraggioso ilprimo tuffo, accompagnato da un urlo viscerale che fredda e' l'acqua, giusto una ventina di secondi prima che la pelle inizi a bruciare per la temperatura troppo fredda, ma quanto basta per sentirsi rinascere e sentirsi piu' svegli che mai.

Ossa, giunture e muscoli tutti non parlavano gia' piu'.

E poi via, in strada , verso i Fiordi, Milford sound, perennemente sotto la pioggia ed un cielo grigio, cupo, che pero' ben si sposava con lo scenario d'intorno.Sembrava quasi di essere alla fine del mondo, o per lo meno alla fine di uno di questi, queste lingue d'acqua fra le montagne a strapiombo sul mare, a farsi strada fino ad incontrare la vastita' degli oceani, fra venti forti e impetuosi a batterne le naturali insenature.



E quasi sospinto dal vento, via , verso sud, contro le ostilita' atmosferiche, a complicarmi un po' i piani ed a farmi rinunciare a qualche bel trekking, ripiegando sull'ennesimo autostop lungo la costa meridionale, giungendo fino al punto piu' a sud dell'isola del sud, che piu' lontani da casa davvero non si puo'.
E poi verso Aoraki, il parco nazionale del Mount Cook, cuore delle alpi del sud.


Verso le alpi del sud



Ramponi , picozza e via, la su quei monti, dove la neve e' perenne e dove l'uomo e' idealmente piu' vicino a Dio, quasi in meditazione durante l'ascesa, in concentrazione, piegato talvolta dalla furia dei venti e distratto solamente, ma non di rado dal fragore delle innumerevoli valanghe che si avvicendavano fra le montagne, osservandone di qualcuna il moto, immortalandone di qualcuna l'istante.

Fragorosissima; grossa valanga sul versante sud est del mount Sefton
La vista di lassu' e impressionante, qualcuno ha detto che non sono le vette che conquistiamo, ma noi stessi, e credo davvero che sia la piu' bella delle conquiste.





IN silenzio durante il giorno, al tramonto, all'imbrunire ed all'alba, ad osservare il mutare di forme e colori, arrivando a sentirsi una piccola parte del tutto, per quanto piccola, per quanto irrilevante.

Bluetonio impoverito all'alba sul Sealy range.

E' l'alba sul Sefton, 3151 metri

Ma quanto basta per librare lo spirito piu' in alto di una spanna, prima di inspirare profondamente e ritornare colmi di vita verso valle.
E via, di nuovo in strada, o meglio, su ciglio di questa, rallentando il passo e l'avanzare all'udire il sopraggiungere di un mezzo, pollice in fuori o indice al suolo, sperando che qualcuno mi accorci il tragitto, imprecando di sovente, al vedere macchine semivuote ignorare la mia richiesta e procedere nella loro corsa, ma come biasimarli, dopotutto io, non ho mai dato un passaggio a nessuno.
Si imparano tante cose, non sono le cime che conquistiamo, ma noi stessi.
Qualcuno si ferma,salto su e mi ritrovo a raccontare di me e della mia storia, 1, 2 ,3 10 volte, pensando a quanta strada ho macinato in questi due anni, risparmiandone i dettagli e dicendo quel tanto che basta per leggere o sentire lo stupore di chi volta per volta mi stava ad ascoltare.
E fra l'innumerevole sfilza di domande, mi ritrovavo una volta di piu' a viaggiare nei ricordi, risentendo nella mia mente dopo oltre 20 anni quella canzone che profuma d'infanzia e di innocenza, quella che ti lasciava bambino sognante a bocca aperta e che ora mette malinconia, quella delle scarpine chicco, "devi farne di strada bimbo, se vuoi scoprire come e' fatto il mondo" .
Cosa volete che vi dica, io non sono di certo piu' un bimbo, ma continuo a far strada e cerco di scorire un passo alla volta come vanno le cose attraverso i mondi che cammino.
Del futuro non so, ad oggi il mio coincide col presente, e d'altronde non so neanche dove ' saro' stasera, se qualcuno mi dara' uno strappo per una manciata di chilometri o se me la faro' a piedi fino all'imbrunire, dove mettero' la tenda, come passero' la notte e quel che succedera'.


Non so e non mi interessa dacche' lo scopriro' a breve.
L'unica e la mia piu' grande preoccupazione in questo momento, se volete, e' il tempo, che spero tanto voglia essere clemente e possa domani deliziare i miei occhi una volta di piu', carezzandomi il cuore con un altro albeggio straordinario, che possa irradiare luce nuova sul frutteto della mia grande anima.
Everyday Nirvana.
In pace.




































IL mount Cook all'imbrunire,con i suoi 3754 metri la piu' alta cima dell'Australasia, ispira pace e serenita'.
Eppure in una sola settimana in due vi han trovato la morte, cercando di giungere in vetta.
Non essendo particolarmente alta, deve pero' essere di difficolta' tecnica notevole, dacche' pagan dazio almeno 4 vite l'anno. E d'altronde e' stata "palestra" naturale per Edmund Hillary, il neozelandese piu' forte di tutti i tempi, il primo uomo a posare piede sulla cima del monte Everest, il 29 maggio 1953.


Aspettando per ore che la marea si abbassi prima di procedere





















Mix cristiano-maori






















venerdì 21 novembre 2008

Work in Progress.


In Nuova Zelanda, sulle traccie degli Hobbit, schivando gli orchi e sperando di trovare Gandalf per derubarlo di tutta l'erbapipa che possiede e vedere un po' come la prende.
Di nuovo in strada, di nuovo in solitaria, tenda, zaino e sacco a pelo, un po' di provviste e tanta tanta voglia di camminare, soprattutto in verticale.
Fino ad ora tutto bene, anche l'esperienza autostop, che fino ad ora mi mancava, puo' rivelarsi interessante, ma soprattutto si rivela utile al fine degli spostamenti.
Altrimenti che importa , lo scenario e' straordinario a dir poco, non ho date o appuntamenti da rispettare.....farsi la Nuova Zelanda a piedi sarebbe un'impresa degna del falso Ulisse, no?
Vediamo un po' cosa si riesce a fare.
State bene.
Keeping as a free spirit.
Salutanz

mercoledì 5 novembre 2008

Voglio vedermi danzare tour 2008. Il cielo e' stato grigio ma ora e' ritornato blu.



Il voglio vedermi danzare tour si e' concluso, e anche se non ha registrato sempre il tutto esaurito, ha ricevuto, il monsone nonostante, notevoli consensi.
Non era poi cosi facile e scontato , un tour in un'area nuova, mai sondata prima d'ora, dove l'incognita era alta e la sorpresa dietro l'angolo.
Dove stavo andando, come , quando e perche' non era del tutto chiaro.
Ed era proprio questo che mi spingeva ad intraprendere questa strada.
In un'area di indubbio fascino, quello orientale, culture millenarie e filosofie antiche, scontri di popoli e fratricide tragedie recenti, un presente-futuro votato all'occidente in un processo di snaturalizzazione che lascia di stucco, anche se col senno di poi,a non voler cadere nell'ipocrisia piu' sfacciata, se per questo non fosse ardui sarebbero transito e piu' o meno lunghe permanenze, si svuoterebbe il gran bazar e la popolazione locale non beneficerebbe affatto di tutti quegli introiti legati all'industria turistica.
Restrebbero " indietro" , ignari del fatto che la cosa non sarebbe poi cosi negativa, anzi, ma questi purtroppo i nostri tempi, tempi moderni, tempi di merda.
Ho attraversato Singapore, Malesia, Thalandia, Birmania, Laos e Cambogia e mi son trovato costretto ad annullare alcune "date"in Vietnam, BOrneo ed Indonesia per problemi logistici connessi al tempo a disposizione.
Gia' di per se e' stato il mio un viaggio presuntuoso: visitare cosi tanti paesi in un arco di tempo compreso fra le 9 e le 10 settimane appare fatiscente, e preferisco quindi dire che di questo sud est asiatico ho visto alcuni highlights; buoni per farsi un'idea, ottima base di partenza se si volesse un domani approfondire.
Dopotutto, a voler visitare decentemente queste aree, vuoi soprattutto per il ritmo a rilento che caratterizza il vivere quotidiano nonche' per il dispendio di energie in termini psico/tempistici dovuto agli spostamenti , servirebbe almeno un mese a paese ed a questo punto non mi era proprio possibile.
Ho speso piu' tempo fra Thailandia e Birmania, un paio di settimane fra Laos e Cambogia e solo tre giorni in Singapore, anche se in quest'ultima a volercene passare di piu' sarebbe stato un po' uno spreco.
Della Birmania vi ho detto, degli altri paesi avrei davvero parecchi aneddoti da raccontare, molti gli aspetti da descrivere e le sensazioni che ho provato e che vorrei provare a trasmettere, ma le cose sono andate sovrapponendosi e la quantita' nonche' qualita' delle osservazioni in merito richiederebbe a questo post l'impossibile compito di un riassunto esauriente,andando ben oltre il voler essere presuntuosi e finendo probabilmente a raggiungere/aggiungere nuove galassie al termine fatiscenza; meglio anzi forse il dire che ci si ritroverebbe quasi in profumo di dissolvenza.
Mi limito quindi ad analizzare questo mio viaggio, in solitaria per la prima parte, una prima parte austera, severa, volta alla comprensione ed all'apprendimento, condita di rinuncie e ricerca interiore, ed una seconda invece in buonissima compagnia, difficile trovarne di migliore, una compagnia che continua ad essere sorprendente nella sua semplicita', che sa di intesa, complicita', solidarieta' ed affetto: in una parola che sa di amicizia.
IL poter condividere emozioni, punti di vista, noie e stress da viaggio e gli aspetti logistici a questo collegato.
Che si riscopre il piacere di mangiare e bere e sparare qualche minchiata genuina, rilassando mente e corpo e gustandosi il momento per quel che e'.
E per certi momenti ne e' valsa veramente la pena.
Anche nel male.
Trovo che vi siano posti di una bellezza straordinaria, soprattutto in Laos ed in alcune isole della Thailandia e della Cambogia, anche se di quest ultima ricordo piu' che altro luoghi ed immagini connessi allo sterminio operato dai Khmer Rouge e quell'odore di morte davvero ancora troppo fresco.
Credo che Singapore sia davvero priva di una propria identita' o ne abbia una assurdamente forte, sembra che vi sia un'unica linea di pensiero, un'unica tendenza volta all'omogeneizzazione collettiva, senza lasciare spazio ad estro ed a diversita' semplicemente sociali e culturali; quelli che credo siano invece ed inevitabilmente aspetti naturali del vivere in una comunita'.
Credo che i Birmani siano un popolo meraviglioso e che meriterebbe ben altro, ma se loro per primi non si aiutano credo sia difficile trovare spiragli per una nuova situazione. Daltronde queste sono le due facce della medaglia, che se l'aspetto e vocazione religiosa da un lato li rende troppo buoni dall'altro li rende troppo vulnerabili.
Dei malesiani credo invece che siano ancora troppo occupati a studiarsi a "distanza" coi malesiani di origine cinese per far caso a chi non rientra in questa categoria, ed il tutto si ripercuote col contatto ed il modo in cui si relazionano, davvero un po' troppo freddo e insofferente, contariamente ai vicini thailandesi che non smettono mai di sorridere.
Mah, chissa', sono solo alcune impressioni e considerazioni, che io per primo mi propongo di vagliare in altra occasione ed alla luce di nuove esperienze a conferma o smentita.
Some day.
Son tornato sott'acqua, lo si era promesso quando ancora mi trovavo in barriera corallina in Australia, conseguendo il brevetto open water prima e , visto che continuo a trovarmi meglio a vivere sotto tre atmosfere , conseguendo l'advanced open water poi.
Immersione in notturna, sotto di trenta metri, direi che quell'irrazionale fobia squali e' definitivamente mandata in pensione, nonostante resti un grande e profondo rispetto, questo si davvero razionale.
Ed ho davvero tutta l'intenzione di approfondire, o meglio, di scendere ancor piu' in profondita'.
Verso gli abissi.
Par di capir di me che per raggiungere quello che vado cercando, e che forse ha nome equilibrio, si tratta solo di compensazione.
Ho da sempre amato la montagna per la dimensione in cui questa si trova e la tendenza verticale, ma l'avevo forse sempre considerata solo come una cosa in positivo.
Al contrario ho scoperto che il mare non e' orizzontale e che c'e' una tendenza verticale anche nell'acqua, questa volta in negativo e devo dire che la dimensione underwater mi piace tantissimo, sono davvero convinto che si stia meglio e che farebbe bene a tutti vedere il mondo per una volta non dall'alto ma dal basso.
Pensieri in liberta'.
Posto qualche foto, ma saro' incompleto anche li: per motivi che non conosco non riesco a scaricare le foto fatte in quasi tutto l'ultimo mese, e cioe' quelle riguardanti le isole nel sud della Cambogia, i giorni di diving in Koh Tao e le escursioni in Phi Phi island e dintorni, nonche' il ritorno in kuala Lumpur e la gran chiusura della tournee', con rientro in Australia per un banana milk shake come si deve.
Davvero non capisco il problema con la memory card e forse in qualche giorno potrei anche ovviarvi, ma che vi posso dire e fra l'altro, come dirvelo..... neanche 5 ore e devo riprendere l'aereo che la prossima tournee' prevede davvero il tutto esaurito: il Gandalf was a Junkie tour 2008.
Un abbraccio, state bene and keep on ... freaking.
I will, for sure.




La rivincita della natura in Angkor








CAmbodia, somewhere.








Laos, far east


Cambodia


CAmbodia, Sihanoukville






Laos


Luang Prabang, bagnata da un sonnolento Mekong


Luang Prabang, circondata dalle montagne




Golden Triangle, dove il Mekong funge da confine naturale fra Birmania, Laos e Thailandia




Angkor












Laos, Vang Vieng





Navigando il mekong






Fase mistica orientale:ci son passati anche i Beatles

































Malesia








Singapore










Trekking in north Thailand, close to the burmese border

Buddha spione



BAngkok


Il ponte sul fiume kwai

sabato 27 settembre 2008

my way to myanmar


AL di la dei templi, delle pagode, dei buddha, dei monaci e della meditazione, questo e' stato per me momento di illuminazione.
Un futuro ritorno, un ritorno al futuro, il concetto di evoluzione e la tendenza al superuomo.


In viaggio attraverso il Myanmar, l'antica Birmania, e la sensazione costantemente in crescita di un viaggio nel tempo piu' che nello spazio.
La situazione politica, capeggiata da una giunta militare opprimenete che soffoca nel sangue ogni minimo tentativo di opposizione, continua a relegare il paese in una arretratezza socio economico culturale che niente ha a che vedere con i paesi confinanti.
Ma e' pur vero che in un certo senso ha fatto si che si preservassero tradizioni ed usi locali, contrariamente a quento avviene invece nella vicina thailandia dove "l'apertura" turistica e' a livelli tali che a tratti si ha quasi la sensazione di essere a Rimini o al luna park piu' che in un paese di un altro continente.
Nel male c'e' sempre un po' di bene, e nel bene c'e' sempre un po' di male.
E' che alle volte la difficolta' sta' proprio nel capire qual'e' l'uno e qual'e' l'altro.
E' la cosa piu' ardua.
Anyway.
Il Myanmar e' sotto Boycott da diversi anni, questo quello che si sa a star nel mondo occidentale, ma continua invece ad avere relazioni strettissime con Cina in modo particolare, paese che si dice detenga il 60% delle richezze interne, thailandia, India e Giappone.
Alla giunta militare sta' bene cosi, che la gente muoia di fame e che non ci siano turisti non gliene po' frega' de meno.
Io, inutile a dirsi, trovavo in questo boicottaggio piu' di una motivazione per andare a vedere come stanno le cose.
E speravo in cuor mio di eludere per un po' lo sciame turistico nel quale mi ero ritrovato nei primi 15 giorni di Asia fra Singapore, Malaysia e Thailandia, di cui vi raccontero' magari in altra occasione.
Fin dall'arrivo in Yangon, quella che era speranza divenne certezza.
Praticamente nessun turista, a guardarsi attorno pochissimo occidente, finalmente un paese che rivela una sua identita', senza contaminazione esterna.
La cosa mi diede sollievo, almeno in un primo momento.
Il tempo di trovare una stanza, poggiare lo zaino e mi ritrovai a camminare per le vie della citta'.
Tanto degrado, sporcizia, stato disastroso di strade e abitazioni, molte delle quali ricavate all'interno di centri commerciali in disuso (Boycott?), un vivere quotidiano fatto di miseria e poverta', questa la sensazione ad osservare la gente e l'ambiente in cui vive.
E poi realizzi delle migliaia di stupe e pagode, templi dorati di una bellezza surreale, che di prima vien da pensare che l'intero paese sia ricoperto d'oro, quando invece la realta' sotto agli occhi e' totalmente differente.
Trovai l'atmosfera di Yangon, pesante, pesantissima, un compromesso malsano, difficile da spiegare, soprattutto quando, per quanto la luce del giorno fosse chiara, nitida, ed il cielo senza una nuvola, non riucii una volta che fosse una a vedere il sole.







DA Yangon mi spostai alla volta dell'antica capitale Di Mandalay, dopo un viaggio interminabile attraverso la notte birmana, e trovai tutt'altra atmosfera.
Mi ritrovai a parlare con un monaco, che mi fu' guida attraverso le citta' sacre di Sagaing, Amarapura e Inwa, con cui passai diverse ore disquisendo sulla situazione locale e sulla storia recente.









A bordo di un motorino evitammo tutti i check point ed evitai cosi di pagare le tasse governative imposte per la visione di questi siti, soldi che finiscono nelle tasche della giunta e che ahime' li si fermano.
La popolazione di queste entrate non ne beneficia in maniera alcuna.
Per questo motivo l'avviso e' quello di boicottare ove possibile tutti quei prodotti e servizi di appartenenza governativa.
Evitare certi tipi di prodotti, certi alberghi ed il viaggiare su treni ed aerei.
Le scomodita' sono enormi, ma il fine e' buono e giusto.
Ed anche se nel proprio piccolo si ha comunque la sensazione di contribuire in una qualche maniera.



Con il monaco visitammo le realta' di alcuni villaggi e la scuola che gestisce assieme ad altri volontari e che si occupa di dare un 'istruzione a bambini orfani abbandonati a se stessi.








Bellissimo.
Tanta gioia, spensieratezza, e tanti tantissimi sorrisi.
C'e' chi non ha niente e riesce ad essere felice.
C'e chi non ha niente ma da tutto, e si ritrova sempre e comunque ad avere un naturale sorriso sulla bocca.
REstai abbagliato dalla luce che proviene da certe persone.
Contribuii con quello che potevo(oltre che con la mancata tassa governativa), modestamente, alla costruzione di un tetto per questa scuola, e tornai confortato verso il mo alloggio.
Li incappai in un gruppo di ragazzi locali che parlavano un' eccellente italiano, appreso nella sacrestia di una chiesa poco distante dove tre ore a settimana prendevano lezioni da un prete che aveva studiato cinque anni a Roma, in Vaticano e che si proponeva di dare a questi ragazzi la speranza di un futuro come guida turistica.
Anche lui faceva quello che poteva.
E cosi quella sera mi ritrovai a conversare con Don Marco e sette ragazzi, felicissimi di poter praticare e tentare di comprondere un po' di Italiano senza che questo, per una volta, provenisse da un vecchio mangianastri.
A fine lezione invitai i ragazzi a bere un the e passamo bei momenti di spensieratezza e risate genuine.
Si offrirono di accompagnarmi il giorno seguente alla visita della sacra citta' di Mingun e della collina di Mandalay da cui avremmo goduto di un panorama straordinario sulla citta' in parte allagata dallo straripato fiume Ayeyarwady.





E anche li ebbi di che pensare, del come questi ragazzi che non hanno entrate si ritrovino comunque a spendere quel poco che hanno in una sorta di investimento, giusto per poter praticare il loro Italiano e le speranze future a questo connesse.
Anche se mi piace pensare che abbiano gradito la mia compagnia ed in un certo senso, quando ci siamo poi lasciati ne ho avuto conferma.






Da Mandalay mi spostai poi alla volta di Bagan, in un giorno di lenta e rilassata navigazione sul fiume Ayeyarwady, godendo di paesaggi suggestivi e senza tempo e della "eccitante" vita dei villaggi che aspettano la barca che da qui passa una volta a settimana per scambiare i propri prodotti e le proprie merci.
Un fascino notevole.


Bagan sorge su un'area di 42 km quadrati e si dice che al suo interno vi siano oltre 4400 templi, costruiti nel corso della storia e dei secoli, per celebrare vita, morte, vittorie e sconfitte.









E cosi a bordo di arrugginite ma ancora funzionanti biciclette ad esplorare l'aerea, a scalare stupe e pagode e a godere della pace tranquillita' e bellezza della vista d'intorno.
Pensare a quello che e' stato e finire inevitabilmente a pensare a quello che e' invece adesso.



Qualche giorno di pellegrinaggio nell'area e fu tempo di andare ad omaggiare i 37 nat(spiriti) che dimorano sul monte Popa, e che convivono con il Buddismo nonostante la loro origine prettamente animista.


Al di la di una lenta ma costante processione, di monaci grintosissimi che "guidano" i fedeli nella preghiera, il luogo e' veramente particolare, non solo per la posizione ove e' ubicato, ma per l'ambiente che lo circonda e per quelli che sono i naturali guardiani del luogo.









ED il viaggio attraverso il Myanmar continuava, con la sua gente meravigliosa e gentilissima, tutti a masticare tabacco e a sputare in terra, dove la curiosita' per l'origine dei pochi turisti e' un invito a sedersi e a sorseggiare un the, dove gli spostamenti sono a dir poco allucinanti,per la qualita' dei mezzi e delle strade cosi come quello che talvolta ti capita di vedere e che la bellezza, esoticita' ed il fascino di certi luoghi non puo' comunque mascherare.
Fu quello che mi colpi' quando mi spostai alla volta di Kalaw, in un viaggio di 12 ore su di un bus che non mi sento neanche di chiamare rottame, la cosa piu' sconfortevole su cui mi sia mai seduto in vita mia e che mise alla prova la mia pazienza, cosi dovrei dire se non fosse che lo spettacolo che mi si presentava ora davanti mi fece dimenticare di tutto, tale fu l'amarezza provata nel vedere bambine, donne e vecchi a spaccare pietre ricavate da macigni estratti dai dorsi delle montagne ed ad ammucchiarli ai bordi della strada.
Scalzi, senza nessun tipo di equipaggiamento o protezione, in costante pericolo di frana ; la sensazione dei lavori forzati.
Anzi no, forse meglio dire di vite forzate.
E si che a quel che ho letto e sentito non ho visto niente.
Massiccia improvvisamente la presenza militare, divise a destra e a manca a ostentare il fucile , ad osservare attentamente.
Pesante, pesantissima atmosfera.
Soffocante.
Fortunatamente riuscii a respirare nei giorni a venire e a ritrovare un minimo di serenita' durante uno stupendo trekking di due giorni a coprire le distanze fra Kalaw e Inla Lake, attraversando villaggi e tribu' rurali e la vita che in esse si svolge.







E lentamente mi avvicinavo alla data del rientro(in thailandia) da dove avrei proseguito poi il tour attraverso questa parte di asia.
In realta' ne ero anche contento.
Perche' al di la della meraviglia dei posti e della genuinita' delle persone, viaggiare in Myanmar richiede pazienza e ne richiede tanta.
Non solo per gli spostamenti,il cibo e via dicendo, ma per quello che si sa della situazione interna, per quello che capita di vedere e che ti paralizza come un in corpo senza vita, delle difficolta' di comunicazione, semplicemente delle difficolta' del vivere.
Sara' che dopo oltre 20 mesi a zonzo e' inevitabile sentirsi stanchi e "stressati", ma per viaggiare in certe aree serve la giusta predisposizione ed il giusto spirito.
Che sia ben chiaro, non e' vacanza.
Anzi, piu' che rilassare e rigenerare logora.
E per me 17 giorni sono stati abbastanza.
Per questa volta.
Chissa' se ce ne sara' un'altra.
State bene.
See ya.







lunedì 8 settembre 2008

Work in Progress.



In Bangkok il bordellame e' inaccettabile.

Si vende e si svende tutto.

Non esiste limite alla mediocrita' dilagante.

Trapassati dal presente, altro che futuro!

Pieno di spirito , incresto i capelli e vado a punkeggiare in Yangoon.

Porca madonna se stavo bene nel deserto.

See ya...chissa'.