Rispecchia uno stato d'animo, a rievocare australi frammenti on the road, in tempi che sono finalmente maturi per una decisione.
sabato 10 maggio 2008
Work in progress
lunedì 28 aprile 2008
Fuckin' With My Head
Neanche dal cielo.
ATTENZIONE ATTENZIONE : ESTREMAMENTE PERICOLOSO PERSEVERARE
Meglio scriverlo.
sabato 29 marzo 2008
Still here in the great land they call down under
Le scadenze non le posso piu' soffrire.
Quelle imposte poi, non ne parliamo.
Sono diversi i motivi che mi trattengono ancora qui e buona parte di essi spiega bene il silenzio di questi ultimi mesi.
DA che son rientrato a Sydney, alleggerito di 5-6- chili grazie all'overland track, mi son trovato ad affrontare una serie di situazioni che sembrano di poco conto ma che mi han portato via un sacco di tempo.
Il visto da rinnovare, un lavoro ed una sistemazione da trovare, una situazione tutta da capire.
A suo tempo feci un biglietto di sola andata, e il primo anno e' trascorso come da programma, se cosi si puo' dire: il mio inglese e' sicuramente migliorato, ho girato in lungo, largo e in diagonale per il continente facendo piu' di 35000 km in otto mesi, ho perso tanti pezzi per strada; suono voodoo child e mi viene alla grande.
Me la sono stragoduta tutta, o fratelli!!!
Mi sento indubbiamente una persona migliore. Arricchita da questo straordinario scorcio di vita che mi son ritrovato a trascorrere qui in Oz.
Ma se il primo anno e' trascorso secondo programma, sovrana regna l'incertezza riguardo il secondo.
In ogni caso l'ultimo col mio attuale tipo di visto.
Per restare, lo dico da sempre, serve la giusta situazione.
E non parlo di procedure burocratiche, ma di volonta'.
E cosi, mentre vivo una situazione che mi impone di temporeggiare per qualche tempo, cercando di capire quale sia la strada da prendere e sotto quale cielo vivere, cerco di valutare il pro e contro di ogni possibile scelta.
Sto facendo diverse cose, son tornato a lavorare al Cafe' Japone', quello dove ho iniziato oltre un anno fa, apprendo rudimenti di giapponese e ne insegno di italiano.
C'e' una bella atmosfera.
Metto via qualche soldo, ma non abbastanza.
Vivo infatti ancora con i miei cugini, e mi trovo molto molto bene, come a casa, ma e' pur vero che non e' casa mia, e probabilmente e' tempo di andare.
Solo, si tratta di capire dove.
Sto provando a cercare una sistemazione lavorativa stabile, magari nel mio campo, ma e' molto molto molto difficile.
Praticamente impossibile.
Anche se, il mio esordio in veste di avvocato e' arrivato proprio qui, affiancando in tribunale un team dedito alla difesa di un tizio che ha preso a pugni un tassista.
Una giusta causa.
Chissa' se vestiro' ancora questi panni.
Chissa'.
Sto cercando di vendere Susie Lee, e questo dice tutto.
Ne riparleremo a cose fatte.
Alle volte passo serate pazzesche, ci sono momenti in cui non si capisce un cazzo, inizio ad avere vuoti di memorie, buchi di ore, all black...just....too much booze.
In italia vedevo si e no 3 concerti all'anno, qui ne vedo 5 al mese, giusto ieri sera straordinario quello dei Queens Of The Stone Age supportati dai Fumes....Cat power, Black Rebel Motorcycle Club ecc ecc..., ma anche quelli dei gruppi locali che alle volte fanno davvero spavento da quanto grandiosi.
Mettici birre e disoneste a go'go'...c'e' da andare giu' di testa.
Purtroppo c'e' anche qualche nota dolente, a partire dal fatto che i ragazzi con cui ho viaggiato e vissuto negli scorsi mesi, ed a cui sono legato da vincoli di profonda amicizia, chi piu' chi meno, sono andati via.
Tutti, e tutti nella stessa settimana.
Conosco gente nuova, ma spesso e' solo per qualche ora, qualche serata e niente piu'." Hey, lasciami il numero, stiamo in contatto, sentiamoci...seeeee..buonanotte....
Tutto va, tutto non va... a tratti non me ne frega proprio un cazzo.
Il tempo passa e spesso avverto pressioni indesiderate ed opprimenti.
Ed e' tutto quello di cui non abbisogno, perche' se alle volte il morale e' alle stelle alle volte e' sotto i piedi.
ED in momenti come questi, e sono parecchi nell'arco di una settimana, giusto mentre penso al colloquio dell'indomani, allo stronzo che mi ha offerto un'inezia per Susie Lee, al fattore"casa", ai ragazzi che se ne stano andando, al passato, presente e potenziale futuro, a quel giro che non mi riesce, a quella storia che non va in porto e a quant altro, cerco di liberarmi di tutto questo e ci riesco e ne prendo coscienza, , andando in spiaggia a bagnarmi nel grande oceano pacifico and to smash myself against the waves.
Ne esco come dal bettesimo nel Giordano, ogni santa volta.
Qui a Sydney, a parte quest' ultima, ha fatto tre settimane, un mese di piena estate, caldo pazzesco, giornate limpidissime, acqua dell'oceano calda calda...come si fa a non restare con i piedi a mollo???
Tutto passa, naturalmente e non , in secondo piano.
Io un cielo cosi a Thiene, Vicenza, non l'ho mai visto.
Meglio dire anzi, che a Thiene, Vicenza, dove abito e dove ho speso buona parte della mia vita e dove dovrei fare ritorno, questa l'Itaca del falso Ulisse, io il cielo azzurro non l'ho mai visto.
C'e' da farsi parecchie domande.
Ci si pone parecchi quesiti.
ED alle volte, non venendone a capo , istintivamente uno alza gli occhi al cielo.
Quasi a cercare una risposta.
E qui la puo' trovare.
Qui ci si riesce.
Non so se sian cose che vedon tutti, ma io le ho viste, e spesso la risposta mi arriva proprio da la.
Come si deve prendere una cosa cosi, seguendo l'istinto?
O la razione?
Non so,
forse non saranno messaggi divini,
non saranno scritti dall'altissimo inquisitore,
ma e' pur vero che sempre dall'alto arrivano...
ed io cosa dovrei fare secondo voi,
mettermi a contraddire anche il cielo???
State bene.
See ya.
Oh God said to Abraham, "Kill me a son"
Abe says, "Man, you must be puttin' me on"
God say, "No." Abe say, "What?"
God say, "You can do what you want Abe, but the next time you see me comin' you better run"
lunedì 17 marzo 2008
Work in progress

MArzo 2007.
Appena arrivato, smaltivo il fuso orario.
Marzo 2008.
Arrivato da un pezzo, ma non l'ho ancora smaltito.
domenica 3 febbraio 2008
Sweet Home Tasmania
L' avventura Tasmania inizia il giorno della befana di questo nuovo anno quando, di prima mattina, atterrai ad Hobart.
Questo viaggio voleva avere per me significati diversi cosi come diversi i motivi che mi ci avevano spinto.
Tanto per iniziare stavo finendo i soldi, dopo quasi tre mesi senza lavoro e parecchie spese, vuoi per gli spostamenti(un 15000 km con un 2.6 cc benzina, Susie Lee), vuoi per le settimane trascorse in compagnia di mio fratello(che a dir la verita' ha provveduto non solo al suo ma anche al mio sostentamento), vuoi per le strenne dovute in occasione del gran varieta' religioso del Santo Natale e via dicendo, e necessitavo quindi di un lavoro, che avrei potuto comodamente trovare a Sydney o in un milione di altri posti piu' a portata di mano, ma in Tassie non c'ero ancora stato e poteva quindi questa essere una buona occasione.
INfatti non si trattava di trovare un lavoro qualsiasi, ma ahime' di tornare in farm, questo perche' c'era l'estensione del visto ancor tutta da sudare,e' proprio il caso di dirlo, e il tempo fino ad allora trascorso fra i ridenti filari non era stato sufficiente.
E siccome in Tasmania di farm ce ne sono a volonta' ed insieme al Western Australia era l'unico stato che non avevo ancora visto, decisi di spingermi in quella direzione.
Ma in realta' era questo uno spostamento che avevo programmato quando ancora mi trovavo in Italia, dacche', fin da quando ne venni a conoscenza, ero deciso a fare l'Overland Track,straordinario, di cui vi raccontero' piu' avanti.
Fin dal primo momento Tassie si presentava diversa dal resto dell'Australia continentale.
Nonostante spiagge e acque mozzafiato,verde, verde e ancora verde, montagne sullo sfondo e paesaggi che ricordano molto il Trentino e, a quanto mi disse una ragazza tedesca, la zona della baviera nei dintorni di Monaco.
Io, che alla montagna devo molto, che e' stata per me "rifugio", fatica, piacere, scoperta, interiorita' e quant altro , esultavo di gioia dopo quasi un anno trascorso fra oceani, pianure, deserti e foreste tropicali.
Ma di montagne neanche l'ombra, escluse leggere passeggiate alle Blue mountains ed una velocissima toccata e fuga nel Kosciuszko national park.
Anyway.
Ad Hobart ritrovai Jan ed Eva, due ragazzi tedeschi con cui avevo lavorato in quel di CAirns, un 4000 km a nord, che non avevo piu' sentito e che, per chi sa che strano gioco del destino, erano arrivati in Tasmania il mio stesso giorno.
IO, per la prima volta senza Susie Lee, balzai nella loro macchina al volo e ci dirigemmo nella zona di Huonville alla ricerca di una Farm.
Trovai alloggio in un backpacker, dove piazzai la tenda sulla cima di una collina dalla quale si poteva godere di un panorama straordinario, ma dove lottavo ogni notte contro la forza di gravita' che mi portava a rotolare giu' a valle.
Ricordo un vento fortissimo e quando dopo tre giorni, tornato dal lavoro, vidi che delle 15 tende accampate solo la mia era in piedi, decisi di spostarmi in una camerata, leggermente piu' costosa, molto piu' puzzolente, ma dove almeno c'era un letto e cio' mi permetteva di riposare senza rotolare in santa pace per riprendermi dalle fatiche quotidiane che mi vedevano impegnato nella raccolta di ciliegie e mirtilli.
La compagnia era straordinaria, lo avete visto nel video, anche se ne ho beneficiato solo per un paio di settimane.
Gia', poiche' la firma valida per l'estensione del visto era arrivata dopo solo 2 giorni ed a quel punto, iniziai a pensare esclusivamente a trekking sparsi qua e la sull'isola ed al famigerato Overland Track.
Con altri 4 ragazzi dell'ostello noleggiamo una macchina, spostandoci fra il Mount Field National Park, tutta la costa est ed infine Cradle mountain, dove mi avrebbero lasciato ed avrei intrapreso l'overland il mattino seguente.
Wineglass bay
Non solo si fece un'unica doccia in una settimana(e camminavamo ogni giorno, in salita e per diverse ore), e portava un paio di air max senza calze ed era sempre assetato, soffriva di vertigini(su certi picchi la sua faccia valeva 10 volte la meraviglia del paesaggio d'intorno), uso' sempre gli stessi vestiti, maleodoranti a dir poco, non che noi altri profumassimo, ma a confronto come una montagna di letame ed un campo di lavanda.
Fatto sta che l'unica cosa che lo animava veramente era l'acohol. E Ziggie.
L'ultima sera in loro compagnia, a Cradle Mountain, si presento' con una bottiglia di Sambuca, una di Scotch, ed una cassa di birre a suo esclusivo consumo, e quando il francese, abilmente, gli sfilava dalle mani una bottiglia, l'olandese, in reverenza, messo a nudo, con la stessa devozione che Renfield il bibliotecario mostrava nei confronti del conte Dracula, si inginocchiava, invasato, bave alla bocca, supplicandolo: "Give it to me, Give it to me aahhhhh!!!!"
IO ero allibito, ma confortato dal fatto che l'indomani sarei partito, finalmente, da solo.
OVERLAND TRACK
L'overland Track credo sia una delle cose piu' straordinarie che mi sia mai capitato di affrontare.
E' un percorso lunga distanza in una regione selvaggia, che parte da Cradle Mountain ed arriva a Lake St.Clair,su quello che un tempo era stato un ghiacciaio, attraversando vallate circondate da monti e ecosistemi che vanno dalla nuda roccia alla brughiera alpina, meravigliose cascate, foresta di eucalipti, sottobosco, colline, laghi e torrenti.
Tutta l'area e' specchio di quello che e' la Tasmania, stato grande circa come la Svizzera con ben 19 parchi nazionali al suo interno.
L'overland track e' un percorso di circa 80 km, cui si devono aggiungere tutti i side trips che uno vuole fare e che aumentano chiaramente le distanze da ricoprire ed il tempo necessario per percorrerli.
Io ne ho fatti oltre 120, impiegandoci 8 giorni e 7 notti, con uno zaino di 28 chili ventotto sulle spalle.
LA FATICA.
Gia', perche' lungo il cammino non si trova niente se non qualche rifugio, nel vero senso della parola ed uno si deve portare tutto, ma proprio tutto, e la sua permanenza nel percorso e' data in realta' dalla quantita' di provviste che uno riesce a portarsi.
Anche i rifugi, offrono un tetto, una tavolata, taniche d'acqua da bollire per sterilizzarla e niente piu'.
Costituiscono punti di sosta e permettono di incontrare altri viandanti impegnati sullo stesso tratto di percorso.
Strane e curiose conoscenze si possono fare in queste situazioni, alcune di grande interesse, come quella di Andreij, russo, di primo sentire odoro' di KGB, 7 lingue alla perfezione, 79 paesi visitati, racconti straordinari, fin dal suo primo tentativo di fuga dall'Unione sovietica[ LA GRANDE MADRE PATRIA! DA!], a 16 anni, traversando di notte la Finlandia per giungere in Svezia.
O quella con Cole Wilson, noto bounty killer, cannibale, questa volta a caccia di possum e diavoli, smarrite le speranze di trovare William BLake ancora in vita.
Pianificazione di giornata sull'asse Italo-Russo-Cinese.
Cole Wilson
Ma la cosa piu' straordinaria restava la natura.
Immaginai , libero, di come poteva essere la terra in ere passate e a come potrebbe essere in quelle future.
A tratti , guardando all'orizzonte, m'aspettavo di veder spuntare da un momento all'altro un grosso dinosauro, d'altri tempi l'ambiente d'intorno, jurassic park lo ricorda, e neanche tanto male.
E lo stesso devo dire per le situazioni che si venivano a creare durante le notti, quando immerso in questo paradiso naturale, venivo mentalmente rapito, trascinato, invitato in una dimensione che profumava di magico, al solo sentire il suono della foresta e della vita che vi e' in essa.
Ogni minimo rumore costituiva un solo in perfetta armonia e connessione col tutto.
Non so cosa accadde una sera in particolare, ma mentre mi trovavo a contemplare della vista e della musica d'intorno, mentre wombati si accostavano alla mia tenda e wallabies si affacciavano in essa, incuriositi forse piu' di me, ebbi una di quelle strane sensazioni che gia' altre volte mi era capitato di avere e che mi davano un sentore di chiarezza assoluta.
Quella sera vidi l'onda, vidi il riflusso ed i dervisci danzare.
Ero di una felicita' straordinaria.
UN wombat se la spassa allegramente a due passi dalla mia tenda.
COsi come quando mi trovavo a camminare, solo, per ore, salendo a queste sommita' disposte lungo il percorso, che dall'antica grecia prendono il nome, o scendendo ai laghi sottostanti per una rigenerante e rinfrescante nuotata, e mi ricordai di un entusiasmo che avevo gia' avuto, immagini gia' viste, il famoso deja-vu' di quand'ero bambino, ma si trattava di ricordi legati a migliaia di anni fa.
L'Acropolis
Acropolis: dettaglio
Difficile da spiegare.
Ci sono momenti di interiorita', a mente libera, nei quali si riesce a vedere oltre quella che e' normale percezione.
Si aggirano le barriere poste a quello che e' conscio, ricordi riaffiorano.
Nitidi.
Reali.
Disquisizioni filo-mistiche a parte , questo solo per dire che specialmente i primi tre giorni sono stati per me una delle cose, ripeto, non piu' belle d'australia, ma probabilmente di tutta la mia vita.
O forse, semplicemente, era quello che andavo cercando da chissa' quanto tempo a questa parte, ed arrivo' nel momento piu' opportuno.
Ormai alla fine di un anno tutto Australe.
Cenere da portare su ai monti per tornar col fuoco,
giu',
a valle.
Ma queste restano comunque riflessioni personali.
Ed interessano piu' me che voi.
Tornando all'overland, nonostante la varieta' e bellezza del percorso in se, sono i side trips a renderlo straordinario.
Ce ne sono a decine e decine, ma c'era addirittura chi se li inventava, provando a crearne di nuovi, mappa e bussola, per undici giorni in mezzo al cazzo.
Puro bushwalking.
Io ne ho fatti sei, per questioni di tempo, viveri, ed infine soprattutto fisici.
Ma molto belli e parecchio impegnativi, e qui voglio precisare , perche' , per affrontare queste cime, se non innevate, non serve nessun tipo di particolare preparazione.
E' alla portata di tutti , assolutamente.
Il fatto e' che le indicazioni latitavano spesso e volentieri, e quindi veniva facile l'affidarsi a libera interpretazione.
In buona sostanza ognuno si scegliava la via per salire in cima.
E questo portava a tratti davvero esposti, del tipo uno scivola, un passo falso, un forte colpo di vento e ti saluto.
In Italia, tratti come questi sono minimo via ferrata, imbragatura e casco obbligatorio.
Bisogna arrampicarsi.
Usare le mani.
Un quarto grado di sicuro.
A tratti di piu'.
BEllissimo.
Qui niente, l'intervento dell'uomo e' ridotto all'essenziale, volutamente, al fine di preservare lo stato naturale delle cose.
E c'e' da dire che comunque l'essenziale funziona bene.
C'e' molto bosco-foresta, soprattutto gli ultimi giorni quando ci si approssima al lago.
Ma anche parecchia roccia, fra i mille e i milleseicento metri.
E la visuale a 360* e' straordinaria.
Ma lo e' ogni scorcio, ogni dettaglio, tanto a livelo floristico quanto faunistico.
Insomma, se a qualcuno capita di passar di qui, c'e' da prenderci dentro, , che ve lo dico a fare??
Ma serve comunque una certa preparazione, non solo livello fisico ma soprattutto a livello organizzativo e logistico.
Puoi contare solo su te.
E dopotutto e' l'unica cosa che serve.
Vorrei tornarci.
Ho un conto in sospeso con una cima in particolare, il Barn Bluff e spero di poter avere altra occasione per ovviare a questa situazione.
Ricordo di aver visto ad un certo punto un gruppetto di ragazzi, con adulti al seguito.
Io , troppo vecchio per essere uno di quei ragazzi, ma anche troppo giovane per essere uno degli adulti, li ho osservati attentamente e mi e' molto piaciuta l'espressione dei loro volti.
Stanchi ma soddisfatti, pieni di volonta', appagati, grati.
Mi piacerebbe portarci i miei nipoti un giorno, farebbe bene a loro ed inutile dire che farebbe bene anche a me.
Chissa'.
A questo pensavo, mentre tornavo verso Hobart, dove avrei speso qualche giorno per riprendermi e riposarmi.
E cosi, sdraiandomi in uno degli innumerevoli parchi a godermi il sole, camminando a piedi le sue vie, mangiando fish and chips ed infine a fumar l'ultima disonesta al porto, mentre la citta' ,alle mie spalle, lentamente si addormentava.
Giusto il tempo di tornare in ostello, prendere lo shuttle verso l'aereoporto alle 4 di mattina ed infine l'aereo che mi avrebbe riportato a Sydney.
One more time.
Per un lungo ultimo mese.
Ma da affrontare con tutt altro spirito.
See ya
Crater lake
UNa caffettiera e' meglio di un tom tom: blutonio su lake St Clair
In the forest
On the roof, sul tetto di Tasmania, Mount Ossa(1617)
Jettys
Mount Ossa
Acropolis summit(1471)
The Cathedral
sabato 19 gennaio 2008
Work in progress
Al momento in TAsmania, affronto in solitaria l'overlandtrack.
NEi giorni trascorsi c'ho dato di ciliegie e mirtilli, giornate nei campi e sana(?) vita all'aperto.
Continuo a suonare chitarre occasionali.
Ci sto prendendo gusto.
Ma la cosa piu' bella e' che chi mi sta attorno inizia a prenderci piu' gusto di me.
See ya soon.
venerdì 4 gennaio 2008
I saw the kolossal landscape
Ricordo che ancor prima di metter piede su suolo australiano mi interessai alla questione aborigena.
GLi aborigeni sono qui da 40000 anni, noi bianchi da poco piu' di 2 secoli.
Purtroppo la storia ci insegna come anche la loro vicenda sia piena di sangue, violenze, occupazione, abusi e soprusi in virtu' di una terra, ricchissima, che faceva gola a molti dei grandi imperi d'allora.
GLi inglesi arrivarono prima di tutti gli altri.
E gli aborigeni, lentamente(??) divennero minoranza, cacciati in delle riserve e privati dell'utilizzo della propria terra.
TRattati come selvaggi, diversi, senza diritti.
IN America, giusto per fare un paragone tra i piu' famosi, accadde lo stesso con gli Indiani.
Ma a voler far paragoni si rischia di perdersi, dacche' innumerevoli gli esempi di colonialismo dilagante e voracita' occupazionista che si sono avvicendati nei secoli.
Homo homini lupus.
SE c'e' della ricchezza di mezzo poi, non ne parliamo.
La lezione non e' dunque nuova.
Ricordo come nei mesi appena trascorsi mi trovai a discutere con differenti persone, in differenti localita' qui in Australia, sulla mia volonta' di saperne di piu', magari andando a trascorrere qualche tempo in una comunita' aborigena per cercare di coglierne l'essenza.
NOn uno che mi abbia incoraggiato.
Anzi, ad essere sincero ho come avuto l'impressione che si cercasse di spaventarmi.
E mi spaventai davvero, ma non degli aborigeni, bensi del forte razzismo che esiste nei loro confronti.
"Sono degli sbandati, bevono tutto il giorno, sniffano colla e benzina, bruciano le case e le automobili che il governo regala loro.
Sono incivili, fottuti selvaggi.
Comunque, se continui ad essere convinto nel volerci andare, beh, buona fortuna.
Ne avrai bisogno."
NOn so spiegare il perche', ma istintivamente mi schierai dalla loro parte;sara' che da sempre nutro simpatie per le minoranze, soprattutto quando oppresse e sfruttate:oggi gli aborigeni, ieri a migliaia fra altri popoli e stirpi.
Ma la mia solidarieta', purtroppo non e' che valga molto a fini pratici.
Viaggiando verso nord, nei mesi scorsi, ebbi modo di vederne , e inequivocablimente, di saperne di piu'.
"Distruggono le case che il governo costruisce appositamente per loro, distruggono le jeep e sniffano la benzina.
Fottuti incivili!"
Una volta di piu'.
Ora io non voglio far politica, tale tipo di gossip e spettacolo promozionale mi e' venuto a noia da diverso tempo oramai, e se me ne sono andato fuori dal cazzo, in minima parte, e' anche per quello.
Ma vedete, se io fossi un aborigeno, con tutta la mia storia alle spalle, e con tutte le violenze che il mio popolo ha subito nei secoli, a vedermi regalare un prefabbricato a piu' pieni in mezzo al deserto, sotto il sole cocente, non me ne farei niente.
Di una jeep nuova, quando i miei avi si sono mossi per il continente in lungo e in largo,A PIEDI, non me ne farei niente.
Perche' non mi interessa.
NOn sono contentini che fanno passare in secondo piano altre questioni.
"Bevono e si ubriacono, fottuti incivili" si e' detto una volta di piu'.
Ma chi non beve qui?
C'e' forse un bianco che puo' fregiarsi di tale cosa, soprattutto al nord?
NOn credo.
NOn fanno altro, non c'e' altro da fare.
Non c'e' un minimo di cultura, tutto viene affogato nell'alcool, si diventa aggressivi e poi se le danno di santa ragione.
Ma i fottuti incivili restano loro.
ANche se l'alcool e' l'unica cosa che abbiamo"donato" loro.
Per il resto niente di niente.
NOn c'e' mai stata reale apertura nei loro confronti, non si e' mai cercato il dialogo.
Solo imposizioni, ancora ed ancora, anche se le cose, da qualche punto di vista, lentamente stanno migliorando.
Dopo tanto viaggiare attraverso le loro terre, sono infine giunto a ULuru o Ayers rock, uno dei luoghi piu' famosi e fotografati d'Australia.
Sapete, quella rocca in mezzo al deserto sotto un cielo inimmaginabile.
E devo dire che e' allucinante.
BEllissimo.
In mezzo a niente spunta questo monolite di roccia rossa, levigata, enorme.
IL suo colore cambia col trascorrere delle ore e con i diversi riflessi solari.
ERa da tanto tempo che non mi emozionavo come allora, credo da quando mi trovavo alle Whitsundays in barca a fare il mozzo.
Lo abbiamo osservato, aggirato, studiato per diversi giorni.
ERavamo li solo per quello.
Io e Mr.Shin ce la stavamo godendo tutta
ANche VAlentina si dimentico' di chiedere del colore preferito.
Sguardi d'amore: la luna e ULuru
Come molti altri.
ED ognuno lo viveva a proprio modo, fino al momento del tramonto, quando tutti gli occhi si posavano su quello splendore che si e' rivelata essere la natura una volta di piu', mutandone il colore come un pittore divino che mischia le tempere sulla tavolozza.
DA togliere il fiato.
Li tutti in silenzio, rispettosi, timorati.
ULuru e' luogo sacro per gli aborigeni.
Nganana Tatintja Wiya - 'We Never Climb'
The Uluru climb is the traditional route taken by ancestral Mala men upon their arrival to Uluru. Anangu do not climb Uluru because of its great spiritual significance.
Also, Anangu traditionally have a duty to safeguard visitors to their land. They feel great sadness when a person dies or is hurt.
La scalata(chiusa) a Uluru.
A vederlo e viverlo, l'ho sentito dentro, spiritualmente parlando.
E nonostante cio' avrei voluto salirvi in cima.
Ognuno ha i suoi motivi.
Io, prima di arrivarvi, parlando con i miei compagni di viaggio, spiegavo loro che se mi fossi fermato di fronte a questa montagna, mi sarei fermato anche di fronte ad altre, e la cosa non mi piaceva.
Questo pensiero non mi piaceva.
E non solo perche' amo la montagna.
Ma riguardo a Uluru c'e' da dire che le cose stanno diversamente.
Qui non si tratta di salirvi o meno.
Tutta questa sacralita', una volta di piu' passa in secondo piano.
E te ne rendi conto quando vedi che per accedere alla sommita' hanno conficcato pali in acciao lungo un crinale, per farvi scorrere una catena cui aggrapparsi per trarne aiuto.
E si che l'invito a non salirvi viene ribadito da cartelli, segnali e quant'altro un'infinita' di volte.E poi ti trovi i pali in acciaio e la catena.
Sacralita'?
Per favore.
Blasfemia.
Presa per il culo.
O semplicemente poco rispetto.
Ma la colpa non e' degli aborigeni.
Semplicemente fa parte del gioco, che a loro piaccia oppure no.
Io ero pronto a salirvi.
FOrse c'era da opinare su questa mia volonta'.
E lo accetto.
Ma poi si e' messo di mezzo il vento, e l'accesso alla scalata resto' chiuso.Sempre.
Quindi non se ne fece niente.
Ma col senno di poi la cosa non mi turbo' piu' di tanto.
Ci sarei andato in cima, con le mie motivazioni e senza voler mancare di rispetto a nessuno.
E se ne avessi avuto l'occasione avrei anche provato a spiegarlo ad un locale, un Anangu.
Che mi sono rotto le palle, che tutto funziona, ma non funziona.
Che non si capisce un cazzo.
Che e' sacro, non ci si puo' salire e poi ci piantano i paletti d'acciao con la catena.
Ma allora , come bisogna prenderla questa cosa?
Cosa serve, la mia solidarieta'?
Quella c'e' tutta.
E se ne avessi avuto l'occasione lo avrei anche spiegato.
Ci avrei provato.
Giuro.
Ma forse, ad un aborigeno, locale o non, di sentir un altro bianco che parla, dice, promette e poi se ne sbatte, la cosa non sarebbe fregata affatto.
Anzi.
Niente di nuovo.
E' cosi da secoli ormai.
E hanno ragione.
Ma ,dal mio punto divista, ce l'ho anch'io.
Cosi me ne andai, e non potevo far niente.
Mi ritrovai amareggiato, e mi maledii, una volta di piu', per non aver detto di si a quel bianco su a Katherine che mi aveva chiesto se volevo combattere, perche' ce le saremmo date di santa ragione, e forse tutti questi cazzo di interrogativi e questioni sarebbero passate in secondo piano.
Forse.
NOn c'entrava niente.
Ma mi sarei voluto sfogare.
E probabilmente sarei caduto in errore anch'io.
Nuovamente.
Ma per una volta ci sarei caduto con gusto.
Ma pensa te che discorsi siam finiti a fare...
FA parte del viaggio.
State bene.
Le olgas.
ULuru da 35 km di distanza.
Sullo sfondo le Olgas.
Pianeta rosso.







