martedì 27 maggio 2008
mercoledì 21 maggio 2008
Into the wild.....west

Hold on, i'm coming.
Torno a casa.
O per lo meno e' in quella direzione che vado muovendomi, cosciente del fatto che strada facendo puo' succedere di tutto.
Non e' stata la mia una decisone presa a cuor leggero, frutto di un' innocente intuizione pomeridiana, ma anzi, e' stata una decisione impegnativa, sofferta, sciancante, maturata nell'arco di oltre tre mesi, vale a dire dal rientro a Sydney ed in concomitanza col rinnovo del visto.
Una vita fa mi sembra di raccontare.
E se decido di rientrare non e' perche' non riesca piu' a resistere al canto, invito e richiamo della sirena Italia, per quello non c'e' di certo bisogno di cera nelle orecchie o di essere legati all'albero maestro di una pentere greca; semplicemente credo di non aver trovato le condizioni ideali per mettere radici.
Forse non le ho cercate a dovere, forse avrei potuto fare di piu'.
Forse ho peccato in esigenza, ma ad un certo punto mi son ritrovato a pensare che per stare qui e sopperire a tutte quelle mancanze che inevitabilmente mi sarei ritrovato ad avvertire, avrei avuto bisogno di un qualcosa di straordinario, capace di ridare equilibrio ad un cambio esistenziale di questa portata , ad una svolta di vita cosi radicale.
E se a tratti, durante questo cammino lungo ormai oltre 15 mesi, ho avuto l'impressione di aver trovato questo qualcosa di straordinario, col senno di poi mi son trovato a fare i conti con la realta' delle cose.
E con me stesso.
Perche' se e' vero che ho vissuto, ritrovato e scoperto nuove sensazioni ed emozioni che mi hanno devastato l'animo, maestose onde e muri d'acqua alti 100 metri che mi hanno travolto e scagliato nelle profondita' piu' recondite del mio essere, elevandomi talvolta a stati paradisiaci che sono la quintessenza della felicita', e' anche vero che mi son poi ritrovato a vivere di una vita normale, ordinaria, vuoi o non vuoi fatta di lavoro, delusioni, sacrifici, minchiate e anche qualche bel momento per carita', ma niente di cosi diverso da quello che facevo ed avrei potuto fare a casa o in un qualsiasi altro posto.
Perche' vedete, l'Australia non e' solo naufragar me dolce sulle acque cristalline delle Whitsundays, non e' solo rincorrere emu e canguri nello sconfinato outback, non e' solo la ventata di freschezza che accompagna una tempesta tropicale ne l'abbandono della parte civile di se stessi errante nel selvaggio bush , l'urlo liberatorio che accompagna la presa del monte Ossa o la sensazione di liberta' a stare in mezzo al deserto per giorni e giorni, o suonare rusty cage in mezzo a piantagioni di mango e filari di cucuzze idroponiche, ne la ricerca di una zona d'ombra per fumarsi un didgeridoo aspettando il tramonto sul grandioso Uluru.
Il viaggio che mi lascio alle spalle e' frutto di un contesto irripetibile e non c'e' modo di ovviare a questa situazione.
Che ora si pone in una veste del tutto diversa.
Vuoi o non vuoi, non avendo uno zio morente che sta in America e pronto a lasciarmi un eredita' bilionaria, a decider di fermarsi bisogna trovare di che campare come si deve, e deve essere qualcosa in grado di compensare le mancanze cui si accennava poco prima.
E anche se e' vero che da questo punto di vista l'Australia e' davvero la terra promessa, dove ci sono opportunita' a bizzeffe e con un pizzico di fortuna e qualche giusta mossa mi ritroverei ad augurare allo zio d'america di campare per altri cento anni , si tratterebbe comunque di partire da zero e ad aspettare l'esito di questa scommessa.
Non si tratta di lavoro, per quello ho gia' avuto offerte da alcune persone (aziende) disposte a farmi da sponsor e, nell'arco di qualche anno, avere il visto permanente prima e la cittadinanza poi.
Qui ne va della mia vita.
Perche' il bivio in cui mi son trovato da diversi mesi oramai, si snoda in strade che divergono, e di parecchio, che a muovere un passo in una direzione non potrei poi piu' muoverne un altro per tornare indietro.
E per questo passo non mi sento ancora pronto, o meglio, cosciente delle conseguenze, credo sia il caso di rientrare, tornare quindi al prima e ri-viverlo alla luce di questa enorme esperienza e significanza che e' stata e continua ad essere per me l'Australia.
Che probabilmente riusciro' a coglierne il senso e significato a 360 solo una volta rientrato.
Obiettivamente.
Ed e' quello di cui necessito per valutare bene il da farsi.
Ci vorranno mesi, forse piu'.
Poi decidero'.
Ma futuro e punti di domanda a parte, torniamo al presente.
A questo punto, per non trovarmi totalmente spiazzato da un rientro immediato, e cioe' da una situazione statica ad un'altra della stessa natura, credo che la cosa migliore da fare sia quella di rimettersi in strada.
In viaggio.
One more time.
Provero' quindi a chiudere il cerchio e cioe' a visitare anche quella parte d'Australia che ad ora mi manca: il west.

Somewhere near the border between South and Western Australia.
Isolato, selvaggio, densamente spopolato, il western Australia e' per grandezza un'entita' subnazionale seconda al mondo solo alla repubblica di Sakha in Russia.
Volero' a Perth, la capitale, dove, trovato un lavoro ed una sistemazione, cerchero' di capire ed organizzarmi sul come risalire la costa, raggiungere Broome, attraversare il Kimberley, area che viene descritta come la piu' spettacolare di Oz e, alla luce di quello che ho visto fino ad ora non posso negare che le aspettative siano straordinarie, attraversare le badlands aborigene infestate di croco croco, e dopo 4251 km giungere infine a Darwin, da dove ormai 7 mesi fa partii a tagliare a meta' il continente destinazione sud.
Solo che le cose, anche se la distanza appare ridicola a fronte di quelle gia' percorse, si complicano, e non di poco.
Perche' sono a piedi.
Gia', Susie Lee e' andata, my baby is gone, ormai da diverse settimane .
C'e' poco da spiegare, ci siam separati, a malincuore, perche' non c'erano altre soluzioni e mi e' dispiaciuto tantissimo.
Perche' e' stata la mia prima macchina, pagata poco piu' di 1000 euro, con la quale ho viaggiato per oltre 35000km, che e' stata per me mezzo di trasporto, un rifugio, un letto, un salotto, una compagna di viaggio straordinaria senza la quale non sarei riuscito a fare e vedere tutto quello che invece ho fatto ed ho visto, ed a vederla allontanarsi per l'ultima volta, non piu' mia, m'e' pianto il cuore.
Suvvia,
non fare il sentimentale per il cazzo,
direte voi adesso ,
sempre di un carrozzone si trattava in fin dei conti.
E allora 'fanculo tu, 'fanculo il tuo punto di vista e 'fanculo il tuo golf ultimo modello!
Susie Lee non era un carrozzone.
SE pensate poi che dalla sua vendita ci ho anche guadagnato, non di certo cifre che ti cambiano la vita, ma quel tanto che basta per assicurarti una serata come si deve ed un rotolo di tabacco fresco di giornata, capite come sia stato difficile privarsi di questa gallinella dalle uova d'oro.
Ma quel che e' fatto e' fatto.
Ho augurato al suo nuovo proprietario un grosso in bocca al lupo e che possa il suo viaggio non essere da meno rispetto al mio; il destriero ce l'ha, ora sta a lui cavalcarlo nella giusta maniera.
Anyway.
Tornando al mio di viaggio, scopriro' il tutto nei prossimi mesi, che sia un passaggio, un qualcuno cui aggregarsi, la mia prima volta in autostop.
Ad ora l'unica voglia-necessita' che avverto e' quella di staccare completamente per qualche giorno, andarmene in spiaggia a fumarmi una disonesta come si deve ed a gustare una buona birra locale osservando il sole che tramonta sull'oceano indiano ed a prepararmi per un'altra schitarrata nel deserto in compagnia di tutti i miei fantasmi.
Vi raccontero'.
Ah, quasi dimenticavo.
C'e' un' ultima cosa che vorrei dire e che credo sia giusto dire adesso.
Mi e' capitato da che son via di casa di allontanarmi/rompere con alcune persone, soprattutto negli ultimi mesi, e mi e' pesato parecchio, in un periodo di difficilissime scelte dove avrei avuto bisogno di tutte le energie possibili, e dove mi trovai invece a sprecarne in ragione di non so bene quale perche'.
Capo d'accusa comune il fatto che mi sia fatto sentire poco o niente, che me ne sia sbattuto le palle, che mi sia disinteressato dal mantenere alcune relazioni.
E questo e' vero, volutamente.
Che non son qui per volere di qualcun altro, per prestare servizio alla nazione o scontare chissa' che pena.
E' stata una mia scelta, in un momento della mia vita in cui abbisognavo di risposte e di un distacco da quello che ora e' passato per capire meglio quello che ora e' invece presente.
E se invece qualcuno si era illuso di riuscire a colmare certe distanze, non solo prettamente geografiche, attraverso l'utilizzo di una dialettica rivelatasi poi insufficiente, inidonea o comunque inadeguta a tal fine, che da condividere altro non c'era che silenzio, e' riuscito nell'intento opposto e cioe' di allontanarsi ancor piu'.
Ora lo so e benedico la mia scelta di salpare a suo tempo per raccogliere le reti adesso.
Dovessi rivedere queste persone, ed oltre alle scontate formalita' si dovesse rientrare in argomento, ci sara' da ingoiare orgoglio.
Ma non c'e' da morirne no, che non e' veleno.
Non puo' far altro che bene.
A chi dovesse invece perseverare sulla stessa linea di pensiero, allora voglio lasciare fin da subito in promemoria l'immagine di cui sotto, che , senza difficolta', credo possa essere colta in tutto il suo significato.
E scelgo un'immagine non perche' non nutra assoluta fiducia nella mia di dialettica, ma giusto perche' questa volta voglio proprio essere sicuro di non essere frainteso.
Enjoy the bird.
See ya, into the wild...west.
sabato 10 maggio 2008
Work in progress
lunedì 28 aprile 2008
Fuckin' With My Head
Neanche dal cielo.
ATTENZIONE ATTENZIONE : ESTREMAMENTE PERICOLOSO PERSEVERARE
Meglio scriverlo.
sabato 29 marzo 2008
Still here in the great land they call down under
Sono ancora qui.
Le scadenze non le posso piu' soffrire.
Quelle imposte poi, non ne parliamo.
Sono diversi i motivi che mi trattengono ancora qui e buona parte di essi spiega bene il silenzio di questi ultimi mesi.
DA che son rientrato a Sydney, alleggerito di 5-6- chili grazie all'overland track, mi son trovato ad affrontare una serie di situazioni che sembrano di poco conto ma che mi han portato via un sacco di tempo.
Il visto da rinnovare, un lavoro ed una sistemazione da trovare, una situazione tutta da capire.
A suo tempo feci un biglietto di sola andata, e il primo anno e' trascorso come da programma, se cosi si puo' dire: il mio inglese e' sicuramente migliorato, ho girato in lungo, largo e in diagonale per il continente facendo piu' di 35000 km in otto mesi, ho perso tanti pezzi per strada; suono voodoo child e mi viene alla grande.
Me la sono stragoduta tutta, o fratelli!!!
Mi sento indubbiamente una persona migliore. Arricchita da questo straordinario scorcio di vita che mi son ritrovato a trascorrere qui in Oz.
Ma se il primo anno e' trascorso secondo programma, sovrana regna l'incertezza riguardo il secondo.
In ogni caso l'ultimo col mio attuale tipo di visto.
Per restare, lo dico da sempre, serve la giusta situazione.
E non parlo di procedure burocratiche, ma di volonta'.
E cosi, mentre vivo una situazione che mi impone di temporeggiare per qualche tempo, cercando di capire quale sia la strada da prendere e sotto quale cielo vivere, cerco di valutare il pro e contro di ogni possibile scelta.
Sto facendo diverse cose, son tornato a lavorare al Cafe' Japone', quello dove ho iniziato oltre un anno fa, apprendo rudimenti di giapponese e ne insegno di italiano.
C'e' una bella atmosfera.
Metto via qualche soldo, ma non abbastanza.
Vivo infatti ancora con i miei cugini, e mi trovo molto molto bene, come a casa, ma e' pur vero che non e' casa mia, e probabilmente e' tempo di andare.
Solo, si tratta di capire dove.
Sto provando a cercare una sistemazione lavorativa stabile, magari nel mio campo, ma e' molto molto molto difficile.
Praticamente impossibile.
Anche se, il mio esordio in veste di avvocato e' arrivato proprio qui, affiancando in tribunale un team dedito alla difesa di un tizio che ha preso a pugni un tassista.
Una giusta causa.
Chissa' se vestiro' ancora questi panni.
Chissa'.
Sto cercando di vendere Susie Lee, e questo dice tutto.
Ne riparleremo a cose fatte.
Alle volte passo serate pazzesche, ci sono momenti in cui non si capisce un cazzo, inizio ad avere vuoti di memorie, buchi di ore, all black...just....too much booze.
In italia vedevo si e no 3 concerti all'anno, qui ne vedo 5 al mese, giusto ieri sera straordinario quello dei Queens Of The Stone Age supportati dai Fumes....Cat power, Black Rebel Motorcycle Club ecc ecc..., ma anche quelli dei gruppi locali che alle volte fanno davvero spavento da quanto grandiosi.
Mettici birre e disoneste a go'go'...c'e' da andare giu' di testa.
Purtroppo c'e' anche qualche nota dolente, a partire dal fatto che i ragazzi con cui ho viaggiato e vissuto negli scorsi mesi, ed a cui sono legato da vincoli di profonda amicizia, chi piu' chi meno, sono andati via.
Tutti, e tutti nella stessa settimana.
Conosco gente nuova, ma spesso e' solo per qualche ora, qualche serata e niente piu'." Hey, lasciami il numero, stiamo in contatto, sentiamoci...seeeee..buonanotte....
Tutto va, tutto non va... a tratti non me ne frega proprio un cazzo.
Il tempo passa e spesso avverto pressioni indesiderate ed opprimenti.
Ed e' tutto quello di cui non abbisogno, perche' se alle volte il morale e' alle stelle alle volte e' sotto i piedi.
ED in momenti come questi, e sono parecchi nell'arco di una settimana, giusto mentre penso al colloquio dell'indomani, allo stronzo che mi ha offerto un'inezia per Susie Lee, al fattore"casa", ai ragazzi che se ne stano andando, al passato, presente e potenziale futuro, a quel giro che non mi riesce, a quella storia che non va in porto e a quant altro, cerco di liberarmi di tutto questo e ci riesco e ne prendo coscienza, , andando in spiaggia a bagnarmi nel grande oceano pacifico and to smash myself against the waves.
Ne esco come dal bettesimo nel Giordano, ogni santa volta.
Qui a Sydney, a parte quest' ultima, ha fatto tre settimane, un mese di piena estate, caldo pazzesco, giornate limpidissime, acqua dell'oceano calda calda...come si fa a non restare con i piedi a mollo???
Tutto passa, naturalmente e non , in secondo piano.
Io un cielo cosi a Thiene, Vicenza, non l'ho mai visto.
Meglio dire anzi, che a Thiene, Vicenza, dove abito e dove ho speso buona parte della mia vita e dove dovrei fare ritorno, questa l'Itaca del falso Ulisse, io il cielo azzurro non l'ho mai visto.
C'e' da farsi parecchie domande.
Ci si pone parecchi quesiti.
ED alle volte, non venendone a capo , istintivamente uno alza gli occhi al cielo.
Quasi a cercare una risposta.
E qui la puo' trovare.
Qui ci si riesce.
Non so se sian cose che vedon tutti, ma io le ho viste, e spesso la risposta mi arriva proprio da la.
Come si deve prendere una cosa cosi, seguendo l'istinto?
O la razione?
Non so,
forse non saranno messaggi divini,
non saranno scritti dall'altissimo inquisitore,
ma e' pur vero che sempre dall'alto arrivano...
ed io cosa dovrei fare secondo voi,
mettermi a contraddire anche il cielo???
State bene.
See ya.
Oh God said to Abraham, "Kill me a son"
Abe says, "Man, you must be puttin' me on"
God say, "No." Abe say, "What?"
God say, "You can do what you want Abe, but the next time you see me comin' you better run"
lunedì 17 marzo 2008
Work in progress
domenica 3 febbraio 2008
Sweet Home Tasmania
L' avventura Tasmania inizia il giorno della befana di questo nuovo anno quando, di prima mattina, atterrai ad Hobart.
Questo viaggio voleva avere per me significati diversi cosi come diversi i motivi che mi ci avevano spinto.
Tanto per iniziare stavo finendo i soldi, dopo quasi tre mesi senza lavoro e parecchie spese, vuoi per gli spostamenti(un 15000 km con un 2.6 cc benzina, Susie Lee), vuoi per le settimane trascorse in compagnia di mio fratello(che a dir la verita' ha provveduto non solo al suo ma anche al mio sostentamento), vuoi per le strenne dovute in occasione del gran varieta' religioso del Santo Natale e via dicendo, e necessitavo quindi di un lavoro, che avrei potuto comodamente trovare a Sydney o in un milione di altri posti piu' a portata di mano, ma in Tassie non c'ero ancora stato e poteva quindi questa essere una buona occasione.
INfatti non si trattava di trovare un lavoro qualsiasi, ma ahime' di tornare in farm, questo perche' c'era l'estensione del visto ancor tutta da sudare,e' proprio il caso di dirlo, e il tempo fino ad allora trascorso fra i ridenti filari non era stato sufficiente.
E siccome in Tasmania di farm ce ne sono a volonta' ed insieme al Western Australia era l'unico stato che non avevo ancora visto, decisi di spingermi in quella direzione.
Ma in realta' era questo uno spostamento che avevo programmato quando ancora mi trovavo in Italia, dacche', fin da quando ne venni a conoscenza, ero deciso a fare l'Overland Track,straordinario, di cui vi raccontero' piu' avanti.
Fin dal primo momento Tassie si presentava diversa dal resto dell'Australia continentale.
Nonostante spiagge e acque mozzafiato,verde, verde e ancora verde, montagne sullo sfondo e paesaggi che ricordano molto il Trentino e, a quanto mi disse una ragazza tedesca, la zona della baviera nei dintorni di Monaco.
Io, che alla montagna devo molto, che e' stata per me "rifugio", fatica, piacere, scoperta, interiorita' e quant altro , esultavo di gioia dopo quasi un anno trascorso fra oceani, pianure, deserti e foreste tropicali.
Ma di montagne neanche l'ombra, escluse leggere passeggiate alle Blue mountains ed una velocissima toccata e fuga nel Kosciuszko national park.
Anyway.
Ad Hobart ritrovai Jan ed Eva, due ragazzi tedeschi con cui avevo lavorato in quel di CAirns, un 4000 km a nord, che non avevo piu' sentito e che, per chi sa che strano gioco del destino, erano arrivati in Tasmania il mio stesso giorno.
IO, per la prima volta senza Susie Lee, balzai nella loro macchina al volo e ci dirigemmo nella zona di Huonville alla ricerca di una Farm.
Trovai alloggio in un backpacker, dove piazzai la tenda sulla cima di una collina dalla quale si poteva godere di un panorama straordinario, ma dove lottavo ogni notte contro la forza di gravita' che mi portava a rotolare giu' a valle.
Ricordo un vento fortissimo e quando dopo tre giorni, tornato dal lavoro, vidi che delle 15 tende accampate solo la mia era in piedi, decisi di spostarmi in una camerata, leggermente piu' costosa, molto piu' puzzolente, ma dove almeno c'era un letto e cio' mi permetteva di riposare senza rotolare in santa pace per riprendermi dalle fatiche quotidiane che mi vedevano impegnato nella raccolta di ciliegie e mirtilli.
La compagnia era straordinaria, lo avete visto nel video, anche se ne ho beneficiato solo per un paio di settimane.
Gia', poiche' la firma valida per l'estensione del visto era arrivata dopo solo 2 giorni ed a quel punto, iniziai a pensare esclusivamente a trekking sparsi qua e la sull'isola ed al famigerato Overland Track.
Con altri 4 ragazzi dell'ostello noleggiamo una macchina, spostandoci fra il Mount Field National Park, tutta la costa est ed infine Cradle mountain, dove mi avrebbero lasciato ed avrei intrapreso l'overland il mattino seguente.
Wineglass bay
Non solo si fece un'unica doccia in una settimana(e camminavamo ogni giorno, in salita e per diverse ore), e portava un paio di air max senza calze ed era sempre assetato, soffriva di vertigini(su certi picchi la sua faccia valeva 10 volte la meraviglia del paesaggio d'intorno), uso' sempre gli stessi vestiti, maleodoranti a dir poco, non che noi altri profumassimo, ma a confronto come una montagna di letame ed un campo di lavanda.
Fatto sta che l'unica cosa che lo animava veramente era l'acohol. E Ziggie.
L'ultima sera in loro compagnia, a Cradle Mountain, si presento' con una bottiglia di Sambuca, una di Scotch, ed una cassa di birre a suo esclusivo consumo, e quando il francese, abilmente, gli sfilava dalle mani una bottiglia, l'olandese, in reverenza, messo a nudo, con la stessa devozione che Renfield il bibliotecario mostrava nei confronti del conte Dracula, si inginocchiava, invasato, bave alla bocca, supplicandolo: "Give it to me, Give it to me aahhhhh!!!!"
IO ero allibito, ma confortato dal fatto che l'indomani sarei partito, finalmente, da solo.
OVERLAND TRACK
L'overland Track credo sia una delle cose piu' straordinarie che mi sia mai capitato di affrontare.
E' un percorso lunga distanza in una regione selvaggia, che parte da Cradle Mountain ed arriva a Lake St.Clair,su quello che un tempo era stato un ghiacciaio, attraversando vallate circondate da monti e ecosistemi che vanno dalla nuda roccia alla brughiera alpina, meravigliose cascate, foresta di eucalipti, sottobosco, colline, laghi e torrenti.
Tutta l'area e' specchio di quello che e' la Tasmania, stato grande circa come la Svizzera con ben 19 parchi nazionali al suo interno.
L'overland track e' un percorso di circa 80 km, cui si devono aggiungere tutti i side trips che uno vuole fare e che aumentano chiaramente le distanze da ricoprire ed il tempo necessario per percorrerli.
Io ne ho fatti oltre 120, impiegandoci 8 giorni e 7 notti, con uno zaino di 28 chili ventotto sulle spalle.
LA FATICA.
Gia', perche' lungo il cammino non si trova niente se non qualche rifugio, nel vero senso della parola ed uno si deve portare tutto, ma proprio tutto, e la sua permanenza nel percorso e' data in realta' dalla quantita' di provviste che uno riesce a portarsi.
Anche i rifugi, offrono un tetto, una tavolata, taniche d'acqua da bollire per sterilizzarla e niente piu'.
Costituiscono punti di sosta e permettono di incontrare altri viandanti impegnati sullo stesso tratto di percorso.
Strane e curiose conoscenze si possono fare in queste situazioni, alcune di grande interesse, come quella di Andreij, russo, di primo sentire odoro' di KGB, 7 lingue alla perfezione, 79 paesi visitati, racconti straordinari, fin dal suo primo tentativo di fuga dall'Unione sovietica[ LA GRANDE MADRE PATRIA! DA!], a 16 anni, traversando di notte la Finlandia per giungere in Svezia.
O quella con Cole Wilson, noto bounty killer, cannibale, questa volta a caccia di possum e diavoli, smarrite le speranze di trovare William BLake ancora in vita.
Pianificazione di giornata sull'asse Italo-Russo-Cinese.
Cole Wilson
Ma la cosa piu' straordinaria restava la natura.
Immaginai , libero, di come poteva essere la terra in ere passate e a come potrebbe essere in quelle future.
A tratti , guardando all'orizzonte, m'aspettavo di veder spuntare da un momento all'altro un grosso dinosauro, d'altri tempi l'ambiente d'intorno, jurassic park lo ricorda, e neanche tanto male.
E lo stesso devo dire per le situazioni che si venivano a creare durante le notti, quando immerso in questo paradiso naturale, venivo mentalmente rapito, trascinato, invitato in una dimensione che profumava di magico, al solo sentire il suono della foresta e della vita che vi e' in essa.
Ogni minimo rumore costituiva un solo in perfetta armonia e connessione col tutto.
Non so cosa accadde una sera in particolare, ma mentre mi trovavo a contemplare della vista e della musica d'intorno, mentre wombati si accostavano alla mia tenda e wallabies si affacciavano in essa, incuriositi forse piu' di me, ebbi una di quelle strane sensazioni che gia' altre volte mi era capitato di avere e che mi davano un sentore di chiarezza assoluta.
Quella sera vidi l'onda, vidi il riflusso ed i dervisci danzare.
Ero di una felicita' straordinaria.
UN wombat se la spassa allegramente a due passi dalla mia tenda.
COsi come quando mi trovavo a camminare, solo, per ore, salendo a queste sommita' disposte lungo il percorso, che dall'antica grecia prendono il nome, o scendendo ai laghi sottostanti per una rigenerante e rinfrescante nuotata, e mi ricordai di un entusiasmo che avevo gia' avuto, immagini gia' viste, il famoso deja-vu' di quand'ero bambino, ma si trattava di ricordi legati a migliaia di anni fa.
L'Acropolis
Acropolis: dettaglio
Difficile da spiegare.
Ci sono momenti di interiorita', a mente libera, nei quali si riesce a vedere oltre quella che e' normale percezione.
Si aggirano le barriere poste a quello che e' conscio, ricordi riaffiorano.
Nitidi.
Reali.
Disquisizioni filo-mistiche a parte , questo solo per dire che specialmente i primi tre giorni sono stati per me una delle cose, ripeto, non piu' belle d'australia, ma probabilmente di tutta la mia vita.
O forse, semplicemente, era quello che andavo cercando da chissa' quanto tempo a questa parte, ed arrivo' nel momento piu' opportuno.
Ormai alla fine di un anno tutto Australe.
Cenere da portare su ai monti per tornar col fuoco,
giu',
a valle.
Ma queste restano comunque riflessioni personali.
Ed interessano piu' me che voi.
Tornando all'overland, nonostante la varieta' e bellezza del percorso in se, sono i side trips a renderlo straordinario.
Ce ne sono a decine e decine, ma c'era addirittura chi se li inventava, provando a crearne di nuovi, mappa e bussola, per undici giorni in mezzo al cazzo.
Puro bushwalking.
Io ne ho fatti sei, per questioni di tempo, viveri, ed infine soprattutto fisici.
Ma molto belli e parecchio impegnativi, e qui voglio precisare , perche' , per affrontare queste cime, se non innevate, non serve nessun tipo di particolare preparazione.
E' alla portata di tutti , assolutamente.
Il fatto e' che le indicazioni latitavano spesso e volentieri, e quindi veniva facile l'affidarsi a libera interpretazione.
In buona sostanza ognuno si scegliava la via per salire in cima.
E questo portava a tratti davvero esposti, del tipo uno scivola, un passo falso, un forte colpo di vento e ti saluto.
In Italia, tratti come questi sono minimo via ferrata, imbragatura e casco obbligatorio.
Bisogna arrampicarsi.
Usare le mani.
Un quarto grado di sicuro.
A tratti di piu'.
BEllissimo.
Qui niente, l'intervento dell'uomo e' ridotto all'essenziale, volutamente, al fine di preservare lo stato naturale delle cose.
E c'e' da dire che comunque l'essenziale funziona bene.
C'e' molto bosco-foresta, soprattutto gli ultimi giorni quando ci si approssima al lago.
Ma anche parecchia roccia, fra i mille e i milleseicento metri.
E la visuale a 360* e' straordinaria.
Ma lo e' ogni scorcio, ogni dettaglio, tanto a livelo floristico quanto faunistico.
Insomma, se a qualcuno capita di passar di qui, c'e' da prenderci dentro, , che ve lo dico a fare??
Ma serve comunque una certa preparazione, non solo livello fisico ma soprattutto a livello organizzativo e logistico.
Puoi contare solo su te.
E dopotutto e' l'unica cosa che serve.
Vorrei tornarci.
Ho un conto in sospeso con una cima in particolare, il Barn Bluff e spero di poter avere altra occasione per ovviare a questa situazione.
Ricordo di aver visto ad un certo punto un gruppetto di ragazzi, con adulti al seguito.
Io , troppo vecchio per essere uno di quei ragazzi, ma anche troppo giovane per essere uno degli adulti, li ho osservati attentamente e mi e' molto piaciuta l'espressione dei loro volti.
Stanchi ma soddisfatti, pieni di volonta', appagati, grati.
Mi piacerebbe portarci i miei nipoti un giorno, farebbe bene a loro ed inutile dire che farebbe bene anche a me.
Chissa'.
A questo pensavo, mentre tornavo verso Hobart, dove avrei speso qualche giorno per riprendermi e riposarmi.
E cosi, sdraiandomi in uno degli innumerevoli parchi a godermi il sole, camminando a piedi le sue vie, mangiando fish and chips ed infine a fumar l'ultima disonesta al porto, mentre la citta' ,alle mie spalle, lentamente si addormentava.
Giusto il tempo di tornare in ostello, prendere lo shuttle verso l'aereoporto alle 4 di mattina ed infine l'aereo che mi avrebbe riportato a Sydney.
One more time.
Per un lungo ultimo mese.
Ma da affrontare con tutt altro spirito.
See ya
Crater lake
UNa caffettiera e' meglio di un tom tom: blutonio su lake St Clair
In the forest
On the roof, sul tetto di Tasmania, Mount Ossa(1617)
Jettys
Mount Ossa
Acropolis summit(1471)
The Cathedral






